Query di ricerca: cosa sono e cosa ci dicono sull’intento di ricerca dell’utente

By Paola Rovati,
Query di ricerca e intento di ricerca

Le query di ricerca, cioè le parole o le frasi che le persone digitano all’interno della casella di ricerca di Google, Bing o altri motori di ricerca, ci permettono di sapere molto su quello che è l’intento di ricerca dell’utente.

Comunemente vengono categorizzate in 3 differenti tipologie:

  • Query di ricerca Navigazionali o Web Site queries
  • Query di ricerca Informative o Know queries
  • Query di ricerca Transazionali o Do queries

A queste 3 categorie principali possiamo affiancare anche le Query di ricerca Visit in Person.


Query di ricerca Navigazionale o Web Site Query

Che cos’è una query di ricerca di navigazione?

Una query di navigazione è una query di ricerca digitata con l’intento di trovare un sito Web o una pagina Web specifica.

Ad esempio, un utente potrebbe inserire “Facebook” nella barra di ricerca di Google per trovare il sito di Facebook invece di inserire l’URL nella barra di navigazione di un browser.

In effetti, “facebook” e “youtube” sono le prime due ricerche su Google e sono entrambe query di navigazione.

Come intercettare le query di ricerca di navigazione?

Non ci sono molte possibilità di intercettare una web site query a meno di non essere il proprietario del sito web che la persona sta cercando. Le vere query di navigazione hanno un intento di ricerca molto chiaro: l’utente ha in mente un sito specifico e se il tuo non è quel sito, non risulterà pertinente alle sue esigenze.

Tuttavia, alcune query che sembrano di natura navigazionale, potrebbero non esserlo. Ad esempio, qualcuno che inserisce la query “facebook” su Google potrebbe effettivamente essere alla ricerca di notizie o informazioni sull’azienda.

Il nostro consiglio è quello di assicurarti che la tua azienda compaia per le web site query di brand. L’ideale è che il sito appaia nella prima posizione organica e come primo risultato sponsorizzato in corrispondenza di una ricerca relativa al tuo marchio o al nome della tua azienda.


Query di ricerca Informativa o Know Query

Che cos’è una query di ricerca informativa?

Si tratta di ricerche che l’utente effettua per trovare informazioni (ad es: “Capitale della Finlandia” o “Definizione di filtro anti spam”.

Quando l’utente effettua ricerche di questo tipo non vuole trovare un sito web specifico e nemmeno effettuare un acquisto, sta semplicemente cercando una risposta alla propria domanda.

Dare una risposta completa, pertinente e soddisfacente alle query informative non è semplice. Per questo motivo Google ha introdotto il Knowledge Graph, proprio con l’obiettivo di fornire un servizio utile all’utente che effettua ricerche informative.

Come intercettare le query di ricerca informative?

Il modo migliore per intercettare le ricerche informative è quello di realizzare contenuti SEO di alta qualità che forniscano informazioni utili, pertinenti e rilevanti per la query di ricerca.

Ecco alcuni spunti per intercettare le know query e per indirizzare traffico al sito della tua azienda tramite la ricerca organica:

  • Scrivere un post sul blog ricco di suggerimenti utili per i tuoi potenziali clienti: se sei un consulente Google Ads, ad esempio, potresti scrivere un post sul blog su come strutturare una campagna Google su rete di ricerca.
  • Creare una guida dettagliata che spieghi passo per passo come realizzare un processo rilevante per la tua attività (ad esempio, se sei una Web Agency, la guida potrebbe essere “Tutti i consigli per realizzare una landing page efficace”).
  • Progettare un’infografica che semplifichi un concetto complesso, illustrandolo
  • Realizzare un video in cui spiegare ai potenziali clienti “Come fare per…

Le tipologie di contenuto per rispondere alle know query sono moltissime, l’importante è avere ben chiaro l’obiettivo di produrre risorse utili, pertinenti, rilevanti ed affidabili per l’utente.


Query di ricerca Transazionale o Do Query

Che cos’è una query di ricerca transazionale?

Una query di ricerca transazionale è una query che indica l’intenzione dell’utente di compiere un’azione, come ad esempio la volontà di effettuare un acquisto. oppure scaricare un catalogo o interagire con una determinata azienda.

Le query di ricerca transazionali possono includere il nome del marchio o dello specifico prodotto (ad esempio “Olio motore Volvo Penta 15w40“) oppure essere generiche (ad esempio “truck spare parts“). Spesso comprendono anche termini che esplicitano l’intenzione come “acquistare“, “comprare” o “ordinare“.

In tutti questi casi è evidente che l’utente sta valutando concretamente la possibilità di effettuare un acquisto nel breve periodo. Il ricercatore si trova nella parte finale del funnel che caratterizza il percorso di acquisto online ed è probabilmente molto vicino alla conversione/transazione.

Come fare per interecettare le query di ricerca transazionali?

Il consiglio è quello di utilizzare un approccio SEO, basato su contenuti organici incentrati su query transazionali, affiancato da una strategia di advertising Pay per Click su rete di ricerca.

L’utente che effettua questo tipo di ricerche ha un’esplicita intenzione di acquisto, quindi, l’impiego di annunci sponsorizzati per posizionarsi nella parte superiore della pagina dei risultati di ricerca, è sicuramente un’ottima strategia per ottenere maggior visibilità in corrispondenza di specifiche query di ricerca transazionali.


Query di ricerca Visit in Person

Queste query indicano che l’utente sta cercando informazioni per visitare fisicamente la sede di un’attività. Spesso sono ricerche geolocalizzate, come, ad esempio, la ricerca di un ristorante, distributore di benzina, bancomat, nella zona in cui l’utente si trova o in cui arriverà a breve.

Si tratta di ricerche fortemente collegate alle integrazioni di Google Maps, che tendenzialmente vengono effettuate da smartphone o tramite ricerca vocale.

Sottolineiamo però che non sempre è così semplice comprendere il vero intento di ricerca dell’utente. È il caso ad esempio di marchi conosciuti, come “Intesa San Paolo”, “Ikea” o “Apple”, che hanno una presenza sia online sia offline. In questi casi è davvero molto difficile capire se l’utente intende accedere ad un sito (ricerca Website) oppure dirigersi ad una filiale di un negozio (ricerca Visit In Person).


L’importanza di comprendere l’intento di ricerca

I motori di ricerca, Google per primo, cercano di fornire all’utente una lista di risultati che siano il più pertinenti, utili e rilevanti in base alla ricerca effettuata.

Solo dopo aver compreso quale intenzione c’è dietro ad una ricerca, Google è in grado di mostrare i risultati più adatti. Quindi seleziona i risultati da proporre al ricercatore in base a quanto questi rispondono al meglio alla query di ricerca dell’utente.

Per questo motivo, in un piano di marketing digitale ben strutturato, comprendere l’intento di ricerca dei propri potenziali clienti, differenziare i contenuti e la strategia utilizzata, è fondamentale.


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Pay per Click (PPC) digital marketing: cos’è e quali sono i vantaggi

By Paola Rovati,
Pay per Click ppc

PPC, Pay-Per-click, è una strategia di marketing digitale che consente agli inserzionisti di promuovere i propri prodotti e servizi online.

Il vantaggio principale di questa tipologia di campagna è che gli inserzionisti pagano solo quando il loro annuncio viene cliccato dai visitatori.

Le campagne PPC portano quindi traffico qualificato e visite al sito web aziendale. Si tratta di una tipologia di campagna a pagamento, ma, se ben progettata ed ottimizzata, risulta molto efficace ed orientata ai risultati.

Con una progettazione e pianificazione adeguata, una strategia di investimento efficace, l’analisi del pubblico e dei competitor, si possono ottenere campagne pubblicitarie di successo sui principali motori di ricerca come Google e Bing.


PPC sulla rete di ricerca: cos’è e come funziona

Ti sarà sicuramente capitato di effettuare una ricerca su Google inserendo una parola o una frase relativa a quello che vorresti trovare. Il motore ti avrà restituito una serie di risultati e, molto probabilmente, i primi avranno scritto “Ad” o “Annuncio” a lato. Ecco, questi risultati, che si posizionano solitamente nella parte superiore della pagina di ricerca, prima dei risultati organici, sono annunci pubblicitari PPC.

A seconda del tipo di parola chiave, del mercato di riferimento, della localizzazione geografica, la concorrenza può essere più o meno elevata. Di conseguenza anche ottenere un buon posizionamento dell’annuncio sponsorizzato sui motori di ricerca, non è sempre così semplice.

Tuttavia, solitamente i professionisti del marketing digitale lavorano per sviluppare strategie mirate su parole chiave e segmenti di pubblico che consentano di differenziarsi dai competitor. L’obiettivo è quello di fare in modo che ogni volta (o quasi) che un visitatore cerca una particolare parola chiave, l’annuncio venga visualizzato come risultato della ricerca.

La piattaforma che Google mette a disposizione per l’attivazione di questa tipologia di campagne è Google Ads.


Obiettivi di una campagna PPC su rete di ricerca

Le campagne di marketing digitale PPC aiutano a raggiungere vari obiettivi, tra cui;

  • Ottimizzazione delle conversioni: consente di incentivare le vendite o conversioni online entrando in contatto con clienti prossimi a prendere una decisione di acquisto. Grazie a strategie di offerta volte a generare clic, estensioni annuncio, strategie di offerta volte a massimizzare le conversioni e molto altro.
  • Generazione di lead: incoraggia i clienti interessati ad esplicitare il proprio interesse per prodott/servizi o per il brand in generale iscrivendosi alla newsletter, fornendo informazioni di contatto, scaricando pdf di approfondimento o schede prodotto dopo ed inserendo il proprio indirizzo email per essere ricontattati.
  • Traffico sul sito web: invitando i potenziali clienti a visitare il sito web aziendale. Grazie ad una strategia basata su annunci con titoli pertinenti (eventualmente anche dinamici), estensioni annuncio mirate, strategia di offerta mirata ad incentivare le visite al sito.

Perché le campagne PPC su rete di ricerca sono efficaci?

  • Intercettano utenti che stanno attivamente cercando il servizio/prodotto offerto proprio in quel momento
  • Portano traffico qualificato ed interessato al sito web
  • Sono misurabili e tracciabili
  • Generano ottimi risultati se integrate con altri canali di marketing ad esempio SEO, Social Media Marketing
  • Il budget è flessibile e può essere rivisto e ridimensionato in ogni momento in base alle esigenze aziendali ed al ROI

Affinché tutto questo sia possibile, occorre progettare e pianificare una strategia di marketing capace di integrare gli obiettivi aziendali, il contesto competitivo, le caratteristiche ed i bisogni dei potenziali clienti.

Se questa parte di progettazione iniziale è ben strutturata, sarà più semplice raggiungere i potenziali clienti al momento giusto con annunci capaci di attirare la loro attenzione. Riducendo quindi le spese ed ottimizzando i risultati.


Conclusione

Le campagne pay per click su rete di ricerca sono una tra le strategie di marketing digitale più utilizzate.

Hanno il grande vantaggio di far pagare l’inserzionista solo quando l’annuncio viene effettivamente cliccato dai visitatori. Portano traffico interessato e visite qualificate al sito web. Consentono di gestire il budget in modo assolutamente flessibile in base alle specifiche esigenze aziendali o a variabili legate alla stagionalità dei prodotti e servizi offerti.

Con una progettazione e pianificazione adeguata, una strategia di investimento efficace, l’analisi del pubblico e dei competitor, si possono ottenere campagne pubblicitarie di successo sui principali motori di ricerca.

Il costante monitoraggio e la possibilità di misurazione dei risultati ottenuti permette di lavorare per un’ottimizzazione continua del ROI.

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L’importanza del Social Media Marketing per le aziende che operano nella moda

By Paola Rovati,

Prima dell’arrivo di Internet e della pubblicità online, tutte le promozioni ed il marketing per le imprese venivano svolti attraverso riviste, magazine di settore TV, ecc.

Negli ultimi anni la rivoluzione digitale ha investito tutti i settori. I Social Media sono ormai diventati uno strumento indispensabile per il contatto e l’interazione tra il brand ed il cliente o potenziale cliente.

Ecco perché l’impiego di strategie di Social Media Marketing nell’ambito del settore della moda, fashion, luxury, è ormai un’esigenza fondamentale per gli imprenditori. Si tratta di un tassello fondamentale per mantenere e rafforzare la relazione tra marchio e cliente.


7 Vantaggi del Social Media Marketing per l’industria della moda

1. Rafforza la consapevolezza e la credibilità del marchio

I Social Media (come Facebook, Instagram, LinkedIn, Twitter e Pinterest) sono un ottimo strumento per mostrare al pubblico diversi aspetti e valori del proprio brand. Consentono di condividere in modo immediato nuovi prodotti o collezioni. Permettono di informare i follower dei profili aziendali sulle ultime tendenze nel settore della moda. Ma soprattutto danno l’opportunità di far emergere gli aspetti unici e differenzianti di ogni singolo marchio.


2. Aumenta il coinvolgimento e la fidelizzazione dei clienti

Creare una strategia di Social Media Marketing studiata per le proprie Buyer Personas, sviluppare un Piano Editoriale basato su contenuti utili, interessanti, divertenti pubblicati e condivisi con continuità, è sicuramente una strategia vincente. Offerte esclusive, scontistiche dedicate, codici promozionali, coupon, etc. sono altri incentivi che consentono di mantenere alto l’interesse del cliente o potenziale cliente.


3. I social network influiscono sulle decisioni di acquisto

Molte persone cercano informazioni sulle ultime tendenze della moda direttamente attraverso i Social Network. Essere presenti ed attivi su queste piattaforme consente di influenzare le decisioni di acquisto dei clienti. Avere una pagina aziendale curata, aggiornata, condividere contenuti utili ed interessanti per l’utente, consente di avere un enorme impatto sul processo decisionale della persona. Oltre che comunicare al meglio i valori del proprio brand.

 Agisce come un passaparola in modo che qualsiasi questione possa diffondersi in pochi secondi. I Mi piace, le condivisioni, i commenti e così via delle tue pagine aziendali influenzeranno e avranno un enorme impatto sulle decisioni di acquisto dei clienti.


4. Targeting demografico e retargeting

Quasi tutte le principali piattaforme di Social Network, consentono alle aziende di personalizzare il tergeting dei propri annunci promozionali. Si possono indirizzare messaggi in base a specifici dati demografici del pubblico a cui ci si vuole rivolgere. La targettizzazione può avvenire per sesso, età, posizione geografica, interessi specifici, ma anche comportamento dell’utente online e molto altro.

Si possono inoltre attivare campagne di retargeting o remarketing rivolte ad utenti che hanno già interagito con il brand. Ad esempio visitando il sito web o una sezione di esso, oppure con commenti, like, condivisioni di post del brand.


5. Massimizza i tassi di conversione

Una strategia di Social Media Marketing, se ben strutturata, può contribuire significativamente all’aumento del tasso di conversione di e-Commerce e siti web.

Con Facebook, ad esempio, è possibile rivolgere messaggi promozionali ad un pubblico personalizzato o creato appositamente in base alle preferenze. Si possono raggiungere gli utenti che già conoscono il brand, con campagne di Remarketing.

Instagram, in quanto piattaforma prevalentemente visiva, è molto utile per mostrare gli ultimi prodotti e collezioni con immagini di alta qualità. Con campagne di advertising mirate, si possono poi invitare gli utenti a visitare il sito web o eCommerce.

Sia su Facebook che su Instagram è possibile integrare un catalogo prodotti per rendere visibili all’utente i prodotti disponibili (con immagine, caratteristiche, prezzo) direttamente sulla piattaforma social e semplificare l’acquisto. Gli stessi prodotti possono essere taggati nei post per consentire all’utente che trova quell’abito o accessorio interessante, di avere immediatamente ulteriori informazioni.

Anche Pinterest, in quanto social network ispirazionale,  è un luogo altamente visivo in cui le persone scoprono le ultime mode e tendenze. Una buona Pinterest Social Media Strategy consente di raggiungere ottimi risultati in settori come quello della moda, fashion, luxury, design…


6. Ottimizzazione del budget investito

La creazione e l’implementazione delle migliori campagne e strategie sui social media prevede la definizione di KPI (Key Performance Indicator) e l’impiego di strumenti di misurazione. L’analisi costante dei risultati ottenuti consente di spendere il budget in modo efficace. E permette di introdurre eventuali strategie correttive, così da ottimizzare il rendimento del budget investito.


7. È uno strumento di marketing efficace

Nel settore della moda e dell’abbigliamento, i Social Network costituiscono un efficace strumento di marketing e consentono di raggiungere diversi obiettivi:

  • far conoscere i valori del proprio brand
  • creare un rapporto di fiducia e fidelizzare il cliente
  • fornire un customer service migliore
  • semplificare, rendere meno formale e più diretto il contatto con il cliente
  • condividere le ultime tendenze di moda
  • presentare nuove collezioni o prodotti
  • incrementare il traffico sul sito web
  • aumentare il volume delle vendite
  • e molto altro

I cambiamenti nel mondo dei Social Media sono incessanti e veloci. Gli algoritmi si aggiornano continuamente, gli utenti cambiano piattaforma e emergono nuove funzionalità.

In questo contesto di costante mutamento, è sempre più difficile raggiungere le persone potenzialmente interessate e costruire una community fidelizzata.

Nonostante ciò i Social Media costituiscono una grande opportunità per le aziende per aprirsi al dialogo con i propri clienti.

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Keyword Research: strumenti per la ricerca di parole chiave

By Paola Rovati,
Keyword Research

La keyword research non riguarda solo una “parola chiave”; si tratta di frasi e domande utilizzate dal pubblico target per trovare le risposte, i prodotti e i servizi di cui hanno bisogno. Queste frasi e domande rappresentano una componente fondamentale di qualsiasi campagna di marketing.

Ecco un elenco di alcuni strumenti utili per effettuare ricerche sulle keyword più utilizzate dagli utenti.


Google Trends

Google Trends è uno strumento, basato su Google, che permette di conoscere la frequenza di ricerca di una determinata parola chiave o frase, sui motori di ricerca. I risultati possono essere segmentati per lingua o per nazione e vengono mostrati accompagnati da grafici esplicativi (con geolocalizzazione o andamento, nel tempo, della ricerca).

Google Trends è particolarmente utilizzato, grazie agli ultimi aggiornamenti, per capire quali sono i trend sui motori di ricerca in tempo reale. Oltre a questo, è anche utile per fare analisi su determinati periodi di tempo in relazione a specifiche chiavi o argomenti di nostro interesse.

Fornisce dati preziosi sulle variazioni regionali ed è un’ottima fonte per valutare la stagionalità e i cambiamenti nel tempo dei volumi di parole chiave specifiche sui motori di ricerca.

Tutto è ovviamente riferito all’andamento di termini, brand e argomenti all’interno del motore di ricerca Google e ad alcuni suoi verticali.

Query Correlate di Google Trends

Google Trends fornisce anche una serie di query correlate alle parole chiave per cui viene effettuata la ricerca. Questo consente di avere molte più idee per la ricerca di parole chiave, i contenuti e le strategie di marketing.


Entity Explorer

Entity Explorer è uno strumento gratuito di Marketer’s Center. Consente di svolgere ricerche approfondite sulle chiavi di ricerca e di raggrupparle in utili e mappe visive.


Exploding Topics

Questo strumento è ottimo per restare aggiornati sugli argomenti di tendenza. Exploding Topics analizza milioni di ricerche, conversazioni e menzioni su Internet, così da identificare gli “exploding topics” prima ancora che diventino tendenze vere e proprie.


Google Search Console

Il rapporto sul rendimento mostra metriche importanti sulle prestazioni del sito nei risultati della Ricerca Google: la frequenza con cui appare, la posizione media nei risultati di ricerca, la percentuale di clic e qualsiasi funzionalità speciale (come i risultati multimediali) associata ai risultati.

Queste informazioni possono essere impiegate per migliorare il rendimento del sito nella ricerca, ad esempio:

  • osservare le variazioni del traffico di ricerca nel tempo, la provenienza del traffico e per quali query di ricerca è più probabile che venga mostrato il sito.
  • individuare quali query vengono cercate su smartphone e utilizzare queste informazioni per migliorare il tuo targeting per dispositivi mobili.

SeoZoom

SEOZoom è una suite di monitoring di Google tutta italiana. Offre dati importanti sul ranking organico e include molti tool utili a SEO e Copywriter.

Permette di vedere come siamo posizionati e come si posizionano i competitor, è particolarmente indicato per il mercato italiano.


Suggest di Google

Google Suggest è una funzione che Google mette a disposizione del navigatore quando questo inserisce una parola nell’apposita casella di ricerca. Come indica l’espressione stessa, Google Suggest suggerisce parole o risultati relativi alla keyword inserita.

La previsione della ricerca si basa su diversi aspetti, in particolare, le ricerche effettuate dagli utenti in precedenza (in base a frequenza di ricerca, localizzazione geografica ed altre variabili), diventano il “suggerimento” per le ricerche future.

Google Suggest facilita la ricerca di keyword legate ad un argomento preciso. Le query di ricerca digitate dagli utenti costituiscono utili suggerimenti in chiave SEO.


Ubersuggest

Dalle parole chiave generiche alle long-tail keyword, Ubersuggest è in grado di fornire centinaia di suggerimenti per l’analisi delle keyword. Offre anche informazioni sul volume di ricerca, sulla concorrenza e persino sui trend stagionali di ciascuna parola chiave.

Su richiesta può generare in automatico un elenco di keyword in base alle parole chiave che funzionano meglio per i competitor e a ciò che gli utenti cercano su Google.


Keywordtool.io

Keywordtool.io è uno strumento che, a partire da un termine, raggruppa le combinazioni di chiavi estrapolandole dal Google Suggest per tutte le lingue e per tutte le TLD di Google.

Molto carina l’interfaccia con cui vengono presentati i risultati e la velocità di risposta.


Answer the Public

Answer the public è un tool che orienta i risultati sulle domande che gli utenti si pongono relativamente all’argomento di interesse. Consente di visualizzare le domande e le frasi che gli utenti ricercano relativamente ad una determinata parola chiave di base.

Queste frasi correlate costituiscono un ottimo spunto per la creazione di contenuti SEO oriented ed in grado di soddisfare le esigenze degli utenti. Le informazioni fornite da Answer the Public, sono suddivise in domande correlate, preposizioni, query in ordine alfabetico e ricerche correlate.


Box “Le persone hanno chiesto anche” di Google

La sezione “People also ask” di Google, compare spesso in corrispondenza di una ricerca che effettuiamo. Mostra le query di ricerca più comuni su Google in relazione alla parola chiave.


Alsoasked.com

Questo strumento funziona andando ad analizzare il termine che viene inserito nella barra di ricerca e mostrando le domande correlate che compaiono nella sezione “People also asked” per quella specifica Keyword.

Si tratta di uno strumento molto utile per raggruppare le domande per topic.


Google Ads

Google Ads, con le funzionalità dello Strumento per la pianificazione delle parole chiave, costituisce un ottimo mezzo per la keyword research. Questo strumento per la ricerca di parole chiave indica con quale frequenza vengono cercate determinate parole e come sono cambiate le loro ricerche nel tempo. Consente di cercare parole o frasi correlati ai prodotti e servizi offerti per individuare quelle più pertinenti.

Viene solitamente impiegato per la creazione del piano di Keyword per campagne a pagamento sulla rete di ricerca. Ma, poiché consente di vedere i volumi di impressioni, può essere utile per restringere l’elenco di parole chiave a quelle che interessano maggiormente.

Inoltre, attivare campagne a pagamento sulla rete di ricerca impostate alla realizzazione di conversioni, consente di individuare, in modo veloce, quali parole chiave convertono di più e risultano quindi adatte per l’utilizzo anche a scopo SEO.

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Instagram e le novità da mettere in pratica nel 2021

By Paola Rovati,
Instagram 2021

Nell’interessante intervento di Roberto Nardini al Web Marketing Festival 2020, @popydigital ha evidenziato le ultime novità introdotte da Instagram, con il suggerimento di studiarle ed implementarle il prima possibile. Vediamole insieme.

Instagram Reels

Il formato dei reels, copiato da Tic Toc,  consiste in brevi video (della durata di 15-30 secondi) divertenti, studiati per intrattenere il pubblico.

La visualizzazione è full screen. Il Reel può durare più di una story e può comparire nel feed (dove ci sono le immagini del profilo) a differenza delle stories.

Le caratteristiche principali sono quindi:

  • 15-30 secondi di video
  • Condivisibili sia in stories che in feed
  • Tab dedicata al centro dell’app
  • Se virali possono andare su esplora in evidenza

Suggerimenti per sfruttare al meglio i Reels:

  • Creare contenuti originali e non commerciali
  • Utili per diffondere contenuti Educativi
  • Lancio di prodotti o collezioni
  • Storytelling (ad esempio narrare come è stato realizzato un prodotto di moda)

Al momento non è disponibile questa funzionalità, ma pare che in futuro verrà introdotta anche la possibilità di sponsorizzazione.


Instagram Shop

Da Business Manager, nella sezione cataloghi, è possibile implementare l’integrazione con Piattaforme di eCommerce come WooCommerce o Shopify. Per un integrazione automatica e semplificata dello shop con Instagram.

In Gestione Inserzioni, invece è disponibile la sezione “Gestore delle vendite” dove, una volta inserito un catalogo, è possibile elaborare le sezioni shop per Facebook ed Instagram e impostare le collezioni. Per il checkout interno dovremo invece attendere ancora un po’.

L’integrazione di Facebook pay come metodo di pagamento consente di acquistare direttamente su Facebook. Negli Stati Uniti è già disponibile il checkout.

In Italia, per il momento, si viene rimandati all’eCommerce da cui è possibile effettuare l’acquisto. Pare che, anche nel nostro paese, da metà 2021 si potrà comprare direttamente restando all’interno di Instagram.


Prodotti nei Reels

Un’altra importante novità correlata ad Instagram Reels, riguarda il fatto che tutti i prodotti presenti nei video possono essere taggati.

I reel con i tag dei prodotti consentono alle aziende di far scoprire i loro prodotti grazie ai contenuti video. Le aziende e i creator che hanno configurato Shopping su Instagram possono taggare i prodotti quando creano reel su Instagram.

Le persone che visualizzano un reel con i tag dei prodotti possono toccare “Visualizza prodotti” per acquistare, salvare o saperne di più sui prodotti taggati.

Vantaggi dei tag dei prodotti nei reel

  • Promozione dei prodotti: i reel con i tag dei prodotti possono essere visualizzati nella tab Reels, dove milioni di persone che usano l’app Instagram possono scoprirli. I tuoi reel sono visibili anche nel feed (se decidi di condividerli lì) e sul tuo profilo.
  • Collaborazione con i creator: aziende e creator possono taggare i prodotti nei reel per incrementare le vendite o le collaborazioni di prodotti. I partner della tua azienda e dei tuoi creator devono essere approvati per poter utilizzare Shopping tramite creator.
  • Divertimento, informazione e ispirazione: i reel sono video brevi e coinvolgenti che ti consentono di connetterti con gruppi d pubblico nuovi ed esistenti. Puoi mettere in evidenza articoli specifici, mostrare come si usa un prodotto o dare sfogo alla tua creatività per incoraggiare le persone a interagire con il tuo brand.

Prima di iniziare occorre sapere che per taggare i prodotti nei reel, è necessario ottenere l’approvazione per Shopping su Instagram e completare la configurazione. Inoltre, durante la creazione, si possono taggare fino a 30 prodotti o una raccolta da mostrare nel reel.


I cambiamenti nel mondo dei Social Media sono incessanti e veloci. Gli algoritmi si aggiornano continuamente, gli utenti cambiano piattaforma e emergono nuove funzionalità.

In questo contesto di costante mutamento, è sempre più difficile raggiungere le persone potenzialmente interessate e costruire una community fidelizzata.

Nonostante ciò i Social Media costituiscono una grande opportunità per le aziende per aprirsi al dialogo con i propri clienti.

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Pagespeed Optimization: come velocizzare il tuo sito

By Paola Rovati,
Pagespeed Optimization

Simone Rinzivillo, durante il suo intervento al Web Marketing Festival 2020 ha condiviso una serie di utili suggerimenti, consigli e strategie per migliorare i tempi di caricamento e download di un sito.


I Benefici della Pagespeed Optimization

Implementare una serie di attività volte ad ottimizzare i tempi di caricamento del sito web aziendale porta una serie di benefici sia per l’utente che per i motori di ricerca.

Benefici per l’utente

I tempi di caricamento dei contenuti incidono sulla percezione dell’esperienza di navigazione dell’utente. Questo porta una miglior qualità di navigazione e impatta sulle conversioni.

Benefici per i motori di ricerca

Più è veloce il download di un documento (tempi in cui il browser percepisce i file che gli stiamo inviando), migliore sarà il crawl budget. Il tempo di caricamento (cioè nella fase in cui il browser scarica file di impostazione CSS e JavaScript e li va a comporre per ottenere il rendering della pagina) di una pagina è sempre più un importante fattore di ranking.

Web performance

Quando parliamo di web performance non ci riferiamo semplicemente a come rendere più veloce la restituzione dei nostri documenti, ma anche come rendere più veloce l’interpretazione delle informazioni da parte del browser.


Sistema client-server: un approfondimento

Per capire bene dove intervenire occorre conoscere a fondo il sistema client-server in cui ci si muove. Vediamo di seguito alcuni dettagli.

Il client chiede al web server un documento o più documenti. Il web server li elabora. Elaborata la richiesta, genera una risposta e la invia al client.

IMG dall’intervento di Simone Rinzivillo al WMF2020

Semplificando il concetto, nel nostro caso il rapporto è tra il browser (o meglio lo spider dei motori di ricerca) ed il web server che elabora la richiesta e la restituisce.

IMG dall’intervento di Simone Rinzivillo al WMF2020

Momenti in cui intervenire

Possiamo quindi intervenire in più punti per andare ad ottimizzare i processi di download e caricamento.

Possiamo intervenire nella fase di richiesta (come da immagine qui sotto) per migliorare i tempi di risoluzione di DNS e di connessione.

IMG dall’intervento di Simone Rinzivillo al WMF2020

Possiamo intervenire in una seconda fase (come da immagine qui sotto) per migliorare i tempi di elaborazione e download dei documenti.

IMG dall’intervento di Simone Rinzivillo al WMF2020

Possiamo intervenire in un ultimo punto (come da immagine qui sotto) per migliorare il rendering della pagina e di tutti i file che la compongono (CSS, JavaScript, file immagini, etc.)

IMG dall’intervento di Simone Rinzivillo al WMF2020

Quindi possiamo intervenire:

  • Lato frontend (cioè quando il browser va a richiedere i documenti e li va ad assemblare): impatto del 75/84% sul tempo di caricamento finale
  • Backend (interventi implementati lato webserver, CMS…): impatto del 16-25% sul tempo di caricamento finale.

Strumenti per il monitoraggio

Per andare ad ottimizzare occorre dotarsi di strumenti utili per il monitoraggio, ad esempi:

  • GTmetrix
  • Site 24×7
  • Solarwind pingdom

Strumenti di diagnostica

PageSpeed Insights di Google fornisce moltissime informazioni e sono state aggiunte nuove metriche come i Core Web Vitals. Il tool da anche indicazioni su dove potremmo andare ad intervenire.

KPI da monitorare

Dopo aver impostato gli strumenti di monitoraggio occorre definire in modo chiaro i KPI da tenere sotto controllo.

  • Tempi di caricamento (load time)
  • Dimensioni dei file che facciamo scaricare al browser
  • Richieste http

In generale è importante considerare il fatto che non esiste una soluzione giusta in assoluto, dipende dal contesto tecnologico del singolo sito.


Dove intervenire?

Si può intervenire a più livelli:

  • A livello di web server, andando a raffinare le configurazioni
  • A livello di linguaggio di programmazione andando a migliorare, soprattutto quando si parla di ambienti CMS custom, i tempi di elaborazione del risultato che viene mandato al client
  • A livello CMS, andando a verificare il funzionamento corretto ed eliminando eventuali plugin o moduli che non servono
  • A livello frontend cioè come il browser interagisce con il sito per chiedere i vari documenti

CSS, JS ed Immagini

Per ottimizzare questi aspetti occorre verificare se tutto quello che stiamo richiamando all’interno del codice HTML serve veramente o può essere accorpato. Oppure potrebbe essere eliminato, evitando inutili chiamate http al browser.

Riducendo questi file l’impatto positivo si potrà verificare a livello di:

  • Tempi di caricamento
  • Chiamate http

Immagini

In questo caso occorre lavorare andando a valutare reali requisiti di risoluzione, compressione e formati delle immagini. Ad esempio il formato WebP.

In questo modo andremo ad intervenire su:

  • Tempi di caricamento
  • Dimensione dei file
  • Immagini

Un utile consiglio è quello di valutare il lazy loading per gestire il caricamento delle immagini coerentemente alla visualizzazione nel browser. Quindi far scaricare subito le immagini che devono essere visualizzate immediatamente e far scaricare successivamente le altre.

Chiamate http e peso dei file rimarranno gli stessi, ottenendo però un miglioramento dei tempi di caricamento.


JS

Valutare la gestione dell’esecuzione degli script ritardando quelli non necessari per la prima interazione con il contenuto.


Cache

Comunicare alla cache del browser per quanto tempo i contenuti (CSS, JS, Immagini…) sono validi, quindi possono essere mantenuti senza doverli ricaricare nelle successive visualizzazioni. Questo accorgimento impatterà su:

  • http
  • tempi di caricamento

http/2

Andare ad implementare il protocollo http/2 o scegliere un hosting che lo consideri nella configurazione. http2 consente di gestire insieme ai browser le richieste asincrone dei vari documenti. In minor tempo e con un minor numero di connessioni il browser riesce a ricevere più file.

L’impatto è su tempi e richieste http.


Compressione

Immagini e altri contenuti possono essere alleggeriti, ma anche compressi. Ad esempio tramite compressione Gzip sul web server. Si guadagna sul peso.


Cache webserver

Il webserver tiene in cache la versione di una pagina web che non deve quindi essere rielaborata dai CSS. In pratica viene fatta una fotografia della pagina che resta invariata per un tot di tempo. Quando viene inviata la richiesta, non si interroga più il CMS ma è il browser a restituire direttamente l’immagine salvata. Una volta scaduta (cioè terminati i minuti per cui viene tenuta in memoria) allora viene rigenerata la pagina.

Consente di memorizzare versioni di documenti abbattendo i tempi di elaborazione delle pagine. Questo incide notevolmente sui tempi di caricamento.


CDN

Principalmente per i contenuti statici (es: immagini) permette di rendere i file disponibili su server distribuiti, tendenzialmente più vicini agli utenti. Tempi migliori.


DNS

Lavorare su DNS ad esempio scegliendo servizi di gestione domini che consentono risoluzione DNS più veloce. Produce un impatto positivo su tempi di caricamento, pesi ed http.


CMS e Plugin

Verificare le prestazioni del CMS. Soprattutto se si tratta di CMS proprietario o altamente personalizzato, o dei plugin installati.


Core Web Vitals come fattori di ranking

PageSpeed Insights di Google già da info su questi aspetti:

  • LCP performance di caricamento del blocco principale della pagina
  • FID tempo necessario per l’interattività dell’utente
  • CLS Stabilità visiva

Suggeriamo la consultazione di questo approfondimento dedicato ai Core Web Vitals.


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Social Media Value come strategia di crescita del Brand

By Paola Rovati,
Social Media Value

Dall’interessante intervento di Veronica Civiero al Web Marketing Festival 2020, abbiamo raccolto interessanti osservazioni che ci hanno portato a riflettere sul concetto di Social Media Value.

Nonostante non esista ancora una definizione condivisa di questo termine, potrebbe essere definito come il valore che ognuno di noi riceve per ogni minuto di tempo speso su piattaforme di social media.

Le piattaforme di Social Network hanno avuto grandi evoluzioni negli ultimi anni. Nel 2008 Facebook era una rubrica, una specie di bacheca strutturata come un diario. Veniva utilizzato per interagire principalmente con amici molto stretti.

Tra il 2010 e il 2011 è arrivato Instagram con il sistema hashtag che ha dato la possibilità di interagire con persone che non si conoscevano direttamente. Grazie al sistema di hashtag #, queste persone avevano la possibilità di visualizzare la foto pubblicata da noi, perché incuriositi dal contenuto categorizzato appunto tramite ashtag. Per la prima volta si condividevano contenuti completamente aperti con un sistema che faceva da collante e che permetteva di raggiungere persone che non erano nella rete dei contatti.


Quanto spesso andiamo a ricercare contenuti sui social?

I dati mostrano che li utilizziamo come fossero un motore di ricerca, per lo più Instagram o Pinterest. In italia il 50% delle persone li usa come strumenti di informazione.

Dati pubblicati da Facebook mostrano che, durante il periodo COVID 19, in Italia si è visto crescere più del 70% il tempo speso su piattaforme Facebook  (quindi Facebook, Instagram, WhatsApp e Messanger) da Marzo ad Aprile 2020.

Le views di Instagram e Facebook live sono duplicate durante la prima settimana di lockdown.

Si è inoltre vista crescere l’attività di messaggistica di oltre il 50% ed il tempo trascorso in call di gruppo (call con 3 o più partecipanti) di oltre il 1000%

Non solo le persone usano i Social per cercare informazioni, ma nei momenti di crisi, in momenti in cui c’è bisogno di sapere di più, le persone si riversano nei social anche per trovare risposte.

Inoltre l’ultimo libro di Philip Kotler e Christian Sarkar “Brand Activism” ed una ricerca di KANTAR, mostrano come le nuove generazioni si aspettino sempre più che i brand prendano posizione negli ambiti sociali. Non parlino solo dei propri servizi e prodotti.


3 fattori che stanno influenzando i contenuti all’interno dei social media

1 Brand Communication

I brand dovranno condividere contenuti rilevanti ed interessanti. L’attenzione media degli utenti è andata via via diminuendo (passando da una media di 12 secondi nel 2008 fino a 2,8 secondi ad oggi sulla Generazione Z).

Inizialmente si è pensato che la creatività fosse il modo per differenziare e far emergere un post. Questo è essenziale, ma, alla lunga ha portato ad una tendenza all’uniformazione con alti standard creativi, tematiche con focus di prodotto, coinvolgimento dell’utente.

Stabilito quindi che avere una bella creatività è fondamentale, ci si deve muovere sul valore. Cioè domandarsi “cosa stiamo effettivamente dando in più all’utente?”

Quando parliamo di valore dobbiamo concentrarci su:

  • Mission del brand: quali sono i valori che vuole comunicare. L’obiettivo deve essere quello di comunicare il valore del brand in modo credibile, rilevante e pertinente. Definendo Purpose, Vision. Mission, Values. Rispondendo a domande come Perché esistiamo? Dove andiamo? Cosa facciamo? In cosa crediamo?
  • Attività svolte dal brand per raggiungere la sua missione (ad esempio impegno sociale). Rispondendo quindi a domande quali: Come ci arriviamo? Come lo facciamo? Come misuriamo?

2 Influencers

Una stima di eMarketer mostra che, a livello mondiale, nel 2020 la spesa in Influencer Marketing è aumentata del 59% (6,3 bilions nel 2018 a 10 bilions nel 2020)

Questo però ha portato alla creazione di cloni. Non appena nasce un influencer e cresce nel numero di follower, inizia ad attivare collaborazioni con i Brand. Questi brand danno una linea di pubblicazione e delle linee guida di comunicazione che fanno si che l’influencer perda una parte della propria personalità

Più brand chiedono all’influencer di collaborare, più arrivano altri brand e più l’influencer è portato a creare contenuti che attirino altri brand. Ed esprime sempre meno il proprio punto di vista perché potrebbe non essere in linea con il Brand che lo sponsorizza.

Il rischio è una grande perdita di fiducia da parte del pubblico verso gli Influencers.

Uno studio di stakla mostra che per l’86% dei consumatori l’autenticità è il fattore più importante.

Occorre quindi maggiore attenzione da parte degli influencer ad una comunicazione vera e genuina. Alla tutela della propria personalità, non influenzata dai Brand.


3 Media Sources

Emergono sempre più piattaforme che parlano di News. Le Media Sources tradizionali hanno basso engagement e sui social non vengono condivise le info più di valore perché, per il modello di business, vengono fornite ad abbonamento o offline.

Ci sono invece altri sistemi di News più innovativi, che basano il proprio business sul valore, cercano di dare informazioni rilevanti e condivisibili. Ma il business model non si sa se sarà sostenibile.

Purtroppo non ci è possibile sapere come evolverà questo scenario. Possiamo però affermare che il modello di comunicazione non può più basarsi solo sui Brand Basics, è fondamentale che ci sia valore.


I cambiamenti nel mondo dei Social Media sono incessanti e veloci. Gli algoritmi si aggiornano continuamente, gli utenti cambiano piattaforma e emergono nuove funzionalità.

In questo contesto di costante mutamento, è sempre più difficile raggiungere le persone potenzialmente interessate e costruire una community fidelizzata.

Nonostante ciò i Social Media costituiscono una grande opportunità per le aziende per aprirsi al dialogo con i propri clienti.

Scopri di più su come una gestione professionale dei Social Media aziendali, può costituire una grande opportunità di crescita.


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eCommerce: le Domande da porsi, per migliorare!

By Paola Rovati,
eCommerce domande da porsi per migliorare

Hai un e-commerce? Sei contento? O pensi ci sia qualcosa che non quadra? Qualcosa che lo sta frenando e che potrebbe andare molto meglio?

L’eCommerce è un’entità complessa che va ben oltre il digitale. Per funzionare al meglio ha bisogno di strategie ben curate, pianificazione, capacità di reagire agli imprevisti.

Di questo ha parlato Riccardo Mares al Web Marketing Festival 2020.

Dal suo utile ed interessante intervento, abbiamo raccolto le principali domande che dovrebbe porsi ogni imprenditore operante nel commercio elettronico.


Business

Se il business in sé non funziona, ci si può rivolgere a tutti i consulenti di Digital Marketing, ma i risultati non ci saranno.

Prima di tutto occorre quindi chiedersi:

  • La gente vuole comprare quello che tu stai vendendo?
  • Se No, hai creato una strategia per far conoscere il tuo prodotto (che al momento non è ancora cercato) ad un target potenzialmente interessato e ottenere quindi traffico qualificato a cui proporre il tuo prodotto?
  • Se Si, sei presente sia dove le tue Buyer Personas cercano il tuo tipo di prodotto sia nei luoghi in cui trascorrono il proprio tempo? Sei presenti nei vari “momenti che contano” per l’utente?
  • Il catalogo che esponi, risponde alle aspettative degli utentied è in ordine? Le pagine dell’eCommerce della tua azienda sono davvero curate come cureresti la vetrina di un negozio fisico?

Prezzo

  • Il margine netto che resta della vendita, riesce a coprire tutte le spese dell’ecommerce? Server, advertising, logistica…
  • Hai delineato una strategia di rientro degli investimenti ed un momento Break even? Cioè se non ti resta niente come margine netto, questo mancato rientro (o investimento) è voluto all’interno di una strategia pianificata?
  • Stai monitorando i prezzi dei concorrenti?
  • Se il prodotto naviga sull’onda di stagionalità e mode, hai creato un calendario di eCommerce che ne tenga conto. Hai fatto una pianificazione? L’offerta è caratterizzata da scontistiche?

Analisi

  • Stai monitorando il comportamento di acquisto degli utenti?
  • Quali sono i tassi di conversione dei vari canali? Sono in linea con i tassi medi del mercato, ed in linea con le tue aspettative?
  • Stai analizzando canali e campagne in base al loro obiettivo con criteri di attribuzione diversificati? Fai analisi del tasso di abbandono o di riacquisto, del carrello etc?

Collaborazioni

  • Ti stai rivolgendo e appoggiando a partner affidabili?
  • Le tue campagne sono ottimizzate e monitorate?
  • Dall’ordine alla ricezione effettiva da parte del cliente del tuo prodotto funziona tutto liscio? L’ordine è tutelato? C’è il tracking? Il Corriere ha qualità e cura del cliente in linea con le promesse del tuo business?
  • Permetti metodi di pagamento apprezzati dai tuoi clienti? Possono pagare nel modo per loro più comodo?
  • Com’è la customer care? Riesci a seguire ed accompagnare i tuoi utenti durante il percorso di acquisto ed anche nella fase successiva?

Servizio

La qualità di servizio percepita dall’utente è fondamentale. Per questo è importante interrogarsi su alcuni aspetti.

  • I tuoi prodotti sono sempre disponibili? Oppure hai periodi prolungati in cui il tuo catalogo è vuoto?
  • Quando il prodotto è momentaneamente non disponibile, dai all’utente una seconda possibilità? Ad esempio “Vuoi essere avvisato quando il prodotto tornerà disponibile?” oppure “Il prodotto scelto non è al momento disponibile, ma ti potrebbe interessare…” con la proposta di un prodotto simile.
  • Tracci il processo dalla preparazione dell’ordine fino alla consegna?
  • Stai monitorando cosa dicono di te i tuoi clienti? Sul tuo sito, nei siti di recensioni, sul web…

CRO

L’obiettivo è far si che l’utente sia accolto nel sito nel modo corretto e converta. Per questo bisogna tenere in massima considerazione la User Experience e monitorare costantemente il comportamento degli utenti.


User Experience

La UX si riferisce ad aspetti che legano la grafica e la comunicazione del sito all’aspettativa dell’utente.

  • Cosa fanno gli utenti quando arrivano sul sito?
  • Ci sono comportamenti diversi in base a canali e campagne? Stai monitorando i touch point da cui proviene l’utente?
  • La navigazione è ottimale da qualsiasi dispositivo (smartphone, tablet, desktop), sistema operativo e browser?
  • Il tuo sito è veloce? L’utente riesce a navigare bene? Più veloce dei concorrenti?

Interazione

  • Quando i visitatori atterrano sul sito, che percorso seguono? Seguono i percorsi che avevi pensato di offrire loro?
  • Stanno eseguendo le azioni che vorresti venissero eseguite? Scarica catalogo, iscrizione alla Newsletter, aggiungi al carrello, follow up in caso prodotto non disponibile per ricevere un avviso quando torna disponibile. Vedono o non vedono le CTA (Call to Action) e se le vedono, perché non ci cliccano? Stai analizzando questi aspetti?
  • Stai categorizzando gli utenti in base a come si comportano sul sito? Ad esempio sapresti dire se chi usa la ricerca interna al sito ha un tasso di conversione maggiore rispetto agli altri utenti? Chi interagisce in chat compra di più rispetto agli altri?

Automazione

  • La ricerca interna al sito sta offrendo una buona esperienza? Sta rispondendo con quello che l’utente sta effettivamente cercando? Da le risposte corrette? Google ha lavorato moltissimo sugli intenti di ricerca dell’utente e gli utenti di oggi si sono abituati a vedersi restituire risultati di ricerca di qualità ed in linea con le proprie intenzioni. Il motore di ricerca interna al sito offre questa stessa qualità? Cosa si può migliorare?
  • La ricerca nel sito propone agli utenti qualcosa di interessante ed adatto alla richiesta? Ad esempio, esistono meccanismi di personalizzazione in base al comportamento dell’utente?

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Advertising

Strategia

  • C’è una strategia dietro le campagne che stai facendo? Stai effettuando campagne indirizzate al cliente corretto e non semplicemente basate su di un Keyword set?
  • Conosci chi è il tuo cliente (i tuoi clienti) e cosa stanno cercando?
  • Stai pianificando campagne diverse in base al “momento” ed al luogo diverso in cui si trova l’utente?

Shopping

Instagram, Facebook, Google, si stanno tutti muovendo in questa direzione. Le campagne Shopping stanno quindi acquisendo importanza sempre crescente. Per sfruttarle al meglio occorre chiedersi:

  • Il feed dei prodotti è SEO oriented? I nomi e le descrizioni dei prodotti sono scritti in modo tale da risultare ottimizzati per la lettura e l’interpretazione da parte dei motori di ricerca?
  • Stai selezionando correttamente i prodotti da pubblicizzare?
  • Stai utilizzando strategie di visibilità differenziate per i prodotti o proponi a tutti la stessa cosa?

Display

  • Stai misurando l’efficacia delle tue campagne considerando i corretti KPI?
  • Stai monitorando i posizionamenti ed escludendo progressivamente quelli meno performanti?
  • Stai targettizzando i segmenti in-market (cioè persone che già si sono esplicitate sul proprio intento e cercano un certo tipo di prodotto/servizio)
  • Stai impostando correttamente gli asset (copy, immagine, creatività, linguaggio, testi, comunicazione…) dei tuoi annunci?

Evolutive

  • Hai impostato correttamente gli obiettivi di conversione per poter sfruttare il machine learning e le funzionalità smart?
  • Hai individuato lo strumento di promozione più adatto in base al tuo obiettivo?
  • Hai impostato la corretta strategia di offerta?
  • Stai monitorando i nuovi media e le nuove possibilità di Adv?

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SEO

Scansione

  • I motori di ricerca stanno leggendo il tuo sito? Le pagine principali vengono tutte viste ed interpretate correttamente?
  • Quante pagine aggiorni quotidianamente e quante vengono lette?
  • I motori di ricerca stanno perdendo tempo su pagine di poca importanza?
  • I tempi di risposta sono adeguati?
  • Rispondi correttamente ai motori di ricerca o fai perdere loro tempo?

Indicizzazione

  • Le pagine più importanti sono indicizzabili ed indicizzate?
  • Hai pagine indicizzabili prive di posizionamenti e di traffico, ma la gente potenzialmente le cerca?
  • Hai contenuti duplicati o pagine tra loro talmente simili che i motori non sanno quale restituire all’utente come risposta?
  • Hai pagine escluse dall’indice?

Posizionamento

  • Hai mappato gli intenti di ricerca principali per cui vuoi essere posizionato? Il tuo sito si posiziona? Con la pagina giusta? Cioè rispondi a quegli intenti di ricerca con la pagina giusta?
  • Stai coprendo tutte le varie tipologie di ricerca (awareness, consideration, decision)?
  • Se ti cercano con KW di brand e branded search, ti trovano? Con le pagine giuste?

Traffico di qualità

  • Qual è il tasso di conversione del traffico da ricerca organica? Risulta essere in linea con le aspettative?
  • Hai segmentato il traffico in base alle diverse tipologie di pagine di atterraggio?
  • Stai ottenendo traffico organico inutile che non riesci ad incanalare in un percorso di conversione? Questo traffico pesa inutilmente sul tuo server perché tanto quel tipo di utente difficilmente arriverà ad una conversione. La strategia va rivista.

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Analysis

  • Hai almeno uno strumento che monitora il traffico sul sito?
  • Stai monitorando il traffico che arriva da ogni canale/campagna diversa (social, mai, paid search…) in modo da riconoscerlo?
  • Hai uno strumento che permette di monitorare il customer journey?
  • Hai uno strumento che permette di analizzare macro conversioni (la transazione nel caso dell’eCommerce) e micro conversioni (aggiunta al carrello, wish list, iscrizione alla newsletter…) segmentando per sorgente di traffico?
  • Analizzi il motore di ricerca interno? La gente che cerca nel tuo sito, trova quello che sta cercando?

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Persone

  • Hai definito nel dettaglio le Buyer Personas?
  • Sai cosa vendi, ma soprattutto a chi?
  • Quali sono i percorsi delle persone all’interno del sito nel tempo? Quali i percorsi di abbandono o di ritorno?
  • Riesci a catturare nuovi utenti, o i visitatori sono principalmente utenti di ritorno?
  • Quanti utenti perdi nel tempo e perché?
  • Riesci ad analizzare insieme dati online ed offline della tua attività?

Previsioni

  • Hai abbastanza dati per fare delle previsioni di comportamento?
  • I tuoi dati ti stanno comunicando come pianificare i futuri investimenti e su quali canali?

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Email marketing: come migliorare l’INBOX Placement

By Paola Rovati,
Inbox Placement

Con il termine INBOX Placement si intende la percentuale di messaggi email che riescono a raggiungere la INBOX dei destinatari, rispetto al totale inviato.

Cosa si può fare per migliorare il tasso di INBOX Placement? Come aumentare la percentuale di email che vengono correttamente consegnate al destinatario? Di tutto questo ha parlato Alessio Cecchi nel suo interessante intervento al Web Marketing Festival di Novembre 2020.


Cosa si intende per Deliverability?

La Deliverability è la capacità tecnica dei messaggi inviati di arrivare a destinazione, quindi di non essere bloccati dai filtri anti spam. Dipende dalla piattaforma di invio del messaggio, ma anche dal contenuto del messaggio stesso.


Come si misura l’INBOX Placement?

I principali fornitori di mail marketing hanno solitamente delle caselle mail sensore, che vengono utilizzate per verificare se le campagne vanno a buon fine.


Come si dividono i tipi di messaggi email?

Vediamo cosa sono e come si differenziano le principali tipologie di email.

Email transazionali

Sono email che vengono inviate a seguito di un’azione dell’utente o di un software. Ad esempio conferme ordine, recupero password, avanzamento stato ordine. Sono email automatizzate utilizzate principalmente negli eCommerce, di cross-selling e up-selling, mail di carrello abbandonato e customer feedback; mail di benvenuto, aggiornamento dati, di anniversario, di riattivazione o di ringraziamento. Servono per accompagnare l’utente durante il customers’s journey e facilitare l’esperienza che farà con il brand della tua azienda.

Hanno alta priorità di invio, devono arrivare quanto prima perché l’utente le sta aspettando.

Email personali

Sono le classiche mail che ci scambiamo quotidianamente, one to one. Come le transazionali, hanno alta priorità di invio, devono arrivare per certo.

Newsletter

Hanno carattere informativo, vengono utilizzate per mantenere vivo il contatto con l’utente comunicando le novità aziendali, collaborazioni di particolare rilievo, ultimi post del Blog, eventi aziendali, partecipazione a fiere, etc.

DEM (Direct Email Marketing)

Sono mail orientate principalmente alla vendita, promuovono direttamente un prodotto o servizio. Ad esempio offerte speciali in corrispondenza di festività (es: Black Friday, Natale, San Valentino, Festa della Donna, Festa della Mamma, etc.), offerte esclusive per gli iscritti alla NL, lancio di nuove collezioni, etc.

Sia le Newsletter che le DEM, hanno requisiti di consegna più rilassati rispetto alle email transazionali e personali. È fisiologico che qualcosa finisca in spam o non arrivi all’utente.


Perché le email possono finire in spam?

Le motivazioni per cui una email può finire in spam, sono molte. Ecco alcuni aspetti da tenere sotto controllo per evitare che accada.

Problemi tecnici. Quindi si consiglia la configurazione di Sender Authentication

  • SPF: consente ai server di verificare che i messaggi che sembrano provenire da un determinato dominio siano stati inviati da server autorizzati dal proprietario di quel dominio.
  • DKIM: aggiunge una firma digitale a ogni messaggio. Questo permette ai server che li ricevono di verificare che i messaggi non siano stati falsificati e che non siano stati modificati durante il transito.
  • DMARC: autentica i messaggi con SPF e DKIM e gestisce i messaggi in arrivo sospetti.

Pulizia delle liste. Il consiglio è quello di evitare di utilizzare mailing list che sono rimaste inutilizzate a lungo. Queste potrebbero contenere caselle di posta ormai in disuso e spam trap. Quando i sistemi antispam vedono recapitare una mail ad una casella di posta inattiva, si insospettiscono.

Interesse dei contenuti. Se si inviano contenuti che non interessano all’iscritto, il rischio è che questi vengano percepiti come fastidiosi e indicati come spam. Il consiglio è quello di inviare contenuti mirati ad un numero limitato di persone davvero interessate.


Cosa si intende per Spam Trap?

È una trappola per spammer. Consiste in un indirizzo email del tutto simile ai normali indirizzi, che però è stato creato ad arte per essere catturato e utilizzato solo dagli spammer, in modo da individuarli e bloccarli.

Spesso le spam trap si ritrovano in liste di indirizzi email acquistate da fornitori poco professionali, oppure in liste di email raccolte tramite programmi software che scandagliano i siti internet in cerca di caselle email.

Una lista “sporca” può contenere numerose spam trap, che sono impossibili da riconoscere, rendendo la lista completamente inutilizzabile.

Le spam trap sono per definizione segrete. Inviando uno o più messaggi a queste spam trap, si viene automaticamente messi in blacklist, e ogni messaggio inviato successivamente viene bloccato per spam da tutti i server che utilizzano quella blacklist.” – Glossario MailUp Academy


Principali software antispam

  • SpamAssassin: è un software open source usato prevalentemente dai piccoli hosting provider. Si basa su regole statiche e gli aggiornamenti non sono molto frequenti. Si focalizza principalmente sui problemi tecnici dei messaggi. Non applica grandi blocchi, a meno che ci sia un’errata configurazione o vengano rilevate problematiche tecniche.
  • Cloudmark: in Italia è utilizzato da Aruba, Register.it, Libero, Tiscali, Apple. Viene attualmente usato dai principali ISP Italiani e USA, oltre che da gradi organizzazioni sia in Italia che nel mondo. Basa il proprio sistema di intercettazione dello spam anche su segnalazioni degli utenti, oltre che su sensori (spam trap e anomalie sui volumi di invio) ed errori tecnici.
  • Cyren: usato da grandi ISP USA ed Internazionali in affiancamento ad altre soluzioni e da sistemi di antispam aziendali (Zyxel, Watchguard, Sophos)
  • Gmail: è influenzato dalle segnalazioni degli utenti e da informazioni acquisite da fornitori terzi. Se tanti utenti segnalano un contenuto come spam, l’algoritmo di machine learning finirà per categorizzare quella tipologia di contenuto come non interessante per gli utenti. Quindi è fondamentale creare contenuti mirati ed inviarli a persone potenzialmente davvero interessate.

Best Practices per migliorare l’Inbox Placement

Ecco 5 consigli per migliorare il tasso di Inbox Placement

1 – Pulizia delle liste: si sconsiglia l’utilizzo di mailing list che sono rimaste inutilizzate a lungo Queste potrebbero contenere caselle di posta ormai in disuso e spam trap.

2 – Facilità di cancellazione: per l’utente deve essere facile cancellarsi dalla lista. Se non ha piacere di ricevere la Newsletter, deve essere agevolato nella disiscrizione.  Se non rendo semplice ed evidente la cancellazione per chi non è interessato, il rischio è che l’utente segnali il messaggio come spam andando quindi a penalizzare la ricezione di quel contenuto anche da parte di chi è interessato.

3 – Costanza nell’invio: definire quanti invii effettuare al mese/settimana ed essere costanti e puntuali.

4 – Qualità dei contenuti: come più volte sottolineato, se si inviano contenuti che non interessano all’iscritto, il rischio è che questi vengano percepiti come fastidiosi e indicati come spam. Il consiglio è quello di inviare contenuti mirati ad un numero limitato di persone davvero interessate

5 – Rispetto per l’utente. Si invia solo se l’utente l’ha richiesto e si è iscritto.


Indicatori dell’andamento delle campagne di email marketing

Si parte dal numero dei destinatari per poi considerare:

  • Bounce: quando un’e-mail non può essere consegnata ad un server di posta, si parla di errore di consegna, bounce o rimbalzo. Il server di posta elettronica fornisce generalmente una spiegazione di tale errore. Gli errori di consegna vengono tendenzialmente classificati in due tipologie: hard bouce (indica un errore permanente per cui non è possibile recapitare un’email) e soft bouce (in genere indicano un problema di consegna temporaneo). Si consiglia di mantenere un tasso di Bounce dell’1-2% al massimo.
  • Aperture: il tasso di apertura è una percentuale che ci da indicazione di quante mail sono state aperte con successo.
  • Click: la percentuale di click indica quante mail consegnate con successo, hanno registrato almeno un click. Quindi consente di misurare l’interazione che c’è stata.
  • Disiscrizione: la disiscrizione dell’utente alla Newsletter aziendale è un fatto del tutto naturale e legittimo. La percentuale “accettabile” di disiscrizione è estremamente variabile, quindi non ci è possibile dare indicazione di un valore limite. Suggeriamo però di prestare attenzione a questo elemento, poiché un incremento eccessivo e repentino delle disiscrizioni può essere sicuramente il segnale di una strategia errata.

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Scopri di più su come, attraverso una strategia di mail marketing ben strutturata, è possibile trasformare contatti occasionali in clienti fidelizzati.

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Email Marketing: come fare per mantenere alto l’Engagement degli iscritti

By Paola Rovati,
Email Marketing Engagement

Dall’interessante intervento di Alessandra Farabegoli al Web Marketing Festival di Novembre 2020, abbiamo raccolto questi consigli per coltivare e prolungare l’engagement degli iscritti alla mailing list.


Alcune premesse sull’email marketing

La mail è un canale diretto, orientato alla relazione. Quando riceviamo una mail da un’azienda, percepiamo quel messaggio come personale e diretto proprio a noi. Il canale email è individuale ed altamente personalizzabile.

L’impatto di una relazione stabile è maggiore rispetto a quello di una relazione sporadica ed occasionale. Questa relazione va, curata, coltivata, consolidata e rafforzata nel tempo.


Lifecycle Engagement: il ciclo di vita dell’utente nelle campagne di Email Marketing

Uno studio di MailUp Academy si è concentrato sull’analisi del ciclo di vita dei destinatari delle campagne email in termini di engagement, o livello di coinvolgimento

Lo studio si è basato su di un’analisi quantitativa e qualitativa sul comportamento degli utenti per tutto il loro arco di vita all’interno del database, cioè dal momento dell’iscrizione a quello di disiscrizione, misurandone il tasso di engagement e le relative variazioni nel corso del tempo e in base alle comunicazioni email ricevute.

Oltre alla rilevazione del livello di engagement sul piano complessivo, lo studio si è concentrato sulle transizioni che gli utenti possono compiere, nel corso della loro esistenza, da un livello di engagement all’altro e in che misura queste transizioni modificano e trasformano la composizione del database nel corso del tempo.


Come cambia il livello di Engagement nel corso del tempo?

Lo studio si è concentrato sulla variazione del livello di engagement in base al tempo trascorso a partire dal momento di iscrizione di ogni destinatario alla rispettiva mailing list.

Nello specifico ha analizzato come cambia nel tempo l’engagement delle persone nell’arco di 18 mesi da parte delle persone iscritte. Questo per mailing list che hanno frequenza di invio Quotidiana, Settimanale, Mensile.

Ciò che è emerso è che Il ciclo di vita di ogni relazione mostra un calo di intensità correlato alla frequenza di invio. C’è un calo fisiologico dell’engagement degli iscritti in tutti e 3 i casi (invio quotidiano, settimanale, mensile), ma la dinamica cambia in base alla frequenza.


Il livello di Engagement in base agli invii

Dallo studio è emerso che chi manda mail più o meno quotidianamente mantiene delle mailing list mediamente più interessate.

Con una frequenza di invio settimanale, l’interesse cala più velocemente. Con una frequenza di invio mensile ancora più velocemente e dopo qualche mese si verifica un crollo dell’engagement.

Un’altra osservazione che emerge dallo studio è che, più alta è la frequenza di invio, prima le persone si disiscrivono. Questo produce una sorta di autopulizia della lista per cui restano iscritte solo le persone davvero interessate.

Se la frequenza di invio è bassa (mensile) anche le persone meno interessate tendono a restare iscritte. Anche se non si è interessati al contenuto, ricevere una Newsletter al mese non è così fastidioso da portare alla disiscrizione. Ma l’engagement medio della lista si abbassa moltissimo.

Detto questo cosa fare per mantenere elevato l’engagement degli iscritti alla mailing list?


Best Practice per mantenere alto l’Engagement degli iscritti alla mailing list

Ecco 3 utili consigli per massimizzare intensità e durata di una relazione email.

1 – Sfruttare il momento di massimo interesse che segue immediatamente l’iscrizione

Quando una persona arriva sul sito e si iscrive volutamente alla mailing list, in quel momento è maggiormente interessata. Mandare una mail di benvenuto o meglio ancora una serie di benvenuto con contenuti utili, risulta essere una strategia vincente.

Solitamente i tassi di apertura e di clic correlati alle mail di benvenuto sono molto alti e generano anche richieste dirette.

Per creare una mail di benvenuto efficace è importante partire dalle motivazioni che hanno spinto la persona ad iscriversi. La welcome mail deve saper intercettare il bisogno che ha portato quella persona ad iscriversi. Deve rispondere alle domande che l’iscritto si pone.

Se la frequenza di invio non è molto alta (ad esempio 1 mail al mese) una serie di benvenuto con molti messaggi e contenuti utili, consente di presidiare la inbox fino alla successiva campagna a calendario, consolidando l’abitudine ad aprire, leggere, cliccare per approfondire.

La serie di benvenuto è una grande opportunità per presentare in modo più dettagliato l’offerta di valore dell’azienda.


2 – Aumentare la consapevolezza delle persone iscritte rispetto ai messaggi che riceveranno

Definire le aspettative in modo chiaro al momento dell’iscrizione, è fondamentale. Più le persone che si iscrivono alla mailing list saranno consapevoli dei tipi di messaggi che riceveranno, più saranno propense ad aprirli, ad interagire e a compiere azioni a seguito di questi messaggi.

Più è chiaro che tipo di messaggio si riceverà iscrivendosi, più i messaggi saranno accolti con interesse.

Inoltre, il consiglio è quello di favorire l’autopulizia della lista con le cancellazioni spontanee.

Una mailing list contenente molte persone che hanno perso interesse, è una lista a bassa qualità di deliverability. Meglio che queste persone vengano agevolate nella disiscrizione.


3 – Riutilizzare i contenuti migliori per creare sequenze automatiche

Mantenere la giusta frequenza di invio è fondamentale per massimizzare la durata del ciclo di vita degli iscritti e prolungare nel tempo il loro engagement.

Per questo, il consiglio è quello di creare una raccolta dei contenuti migliori ed utilizzarli per produrre sequenze automatiche che aumentano la frequenza di invio senza oberarci di lavoro.

Preparare un inventario di contenuti evergreen selezionati e riconfezionati sotto forma di Newsletter, può essere di grande aiuto. Ovviamente questi contenuti andranno aggiornati, rivisti ed ottimizzati costantemente.


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