Black Hat SEO: cos’è e quali sono le tecniche vietate da Google

By Paola Rovati,
Black Hat SEO

Il termine “Black hat SEO” fa riferimento ad un insieme di tecniche impiegate per migliorare il ranking di un sito o di una pagina web nella SERP dei motori di ricerca. Si tratta però di pratiche implementante in violazione delle normative e best practice suggerite dai motori di ricerca.

L’implementazione di strategie di Black Hat SEO potrebbe, nel breve periodo, portare a buoni risultati. Ma è fondamentale sapere che, trattandosi di azioni deprecate da Google e dai principali motori di ricerca, nel lungo periodo possono portare a gravi penalizzazioni, declassazioni, fino all’esclusione dall’indice dei motori di ricerca.


Cosa si intende per Black Hat SEO

Black Hat SEO fa riferimento ad un insieme di pratiche SEO che sono fortemente sconsigliate dai motori di ricerca, nonostante possano, nel breve periodo, portare ad un miglioramento del posizionamento di un sito internet o di una pagina web nella pagina dei risultati dei motori di ricerca (SERP).

Queste tecniche violano i principi ed i termini di servizio definiti dai principali motori di ricerca, per questo, nel lungo periodo, possono portare a gravi penalizzazioni.

Sia Google che Bing, all’interno delle proprie linee guida per webmaster, descrivono apertamente le tattiche che sconsigliano di utilizzare e che violano i propri termini di servizio.

In generale il consiglio è quello di chiedersi se l’attività che si sta implementando porta effettivamente valore aggiunto all’utente.

Se la tecnica implementata va a peggiorare l’esperienza utente, non porta un contributo che valorizza e migliora la navigazione dell’utente sul sito internet o pagina web, è molto probabile che si tratti di una tecnica Black Hat. Cioè una strategia messa in atto con l’unico obiettivo di “ingannare” i motori di ricerca, con il conseguente rischio di gravi penalizzazioni nel lungo periodo.


Tecniche Black Hat SEO deprecate

Le pratiche riportate di seguito, sono considerate a tutti gli effetti “Black Hat SEO”. Se ne sconsiglia assolutamente l’utilizzo poiché agiscono in violazione delle linee guida di Google e degli altri motori di ricerca:

  • Content Automation: l’automazione dei contenuti prevede l’implementazione di sistemi e processi mirati ad eliminare il più possibile la necessità dell’intervento umano nella realizzazione di contenuti.
  • Doorway Pages: una doorway page è una pagina che re-indirizza in automatico verso un’altra. Quando l’utente arriva su questa pagina, dopo pochi secondi, viene portato ad un’altra pagina. Questo trucchetto viene eseguito grazie ad un codice javascript e serve per far indicizzare ai motori di ricerca la prima pagina, spesso già ben indicizzata e mostrarne agli utenti un’altra.
  • Hidden Text or Links: l’utilizzo di testo nascosto o link nascosti con l’obiettivo di ingannare i motori di ricerca, viene esplicitamente indicato da Google come tecnica deprecata. Il motore di ricerca indica anchealcuni esempi delle modalità con cui questa pratica viene solitamente implementata: utilizzo di testo bianco su sfondo bianco, utilizzo dei CSS per posizionare il testo off-sceen, impostazioni delle dimensioni carattere pari a zero, etc.
  • Keyword Stuffing: con “Keyword stuffing” si fa riferimento alla pratica di inserire quante più parole chiave possibile all’interno di una pagina. Per approfondimenti al riguardo, rimandiamo al post “Keyword stuffing: cosa significa e perché non farlo
  • Sneaky Redirects: si parla di “reindirizzamento” con riferimento all’azione di inviare un utente ad un URL diverso da quello inizialmente richiesto. Ci sono molti casi in cui reindirizzare un URL è considerata una buona pratica, ad esempio quando si sposta il sito web su di un nuovo indirizzo. Tuttavia, ci sono molte situazioni in cui i reindirizzamenti vengono effettuati con l’obiettivo di ingannare i motori di ricerca e agli utenti umani vengono mostrati contenuti diversi da quelli a cui vengono reindirizzati i crawler dei motori di ricerca. SI tratta di una tecnica ingannevole ed esplicitamente deprecata nelle linee guida di Google.
  • Cloaking: il cloaking si riferisce alla tecnica di mostrare contenuti o URL diversi ad utenti umani e motori di ricerca. Il cloaking è considerato una violazione delle Istruzioni per i webmaster di Google perché fornisce ai visitatori risultati diversi da quelli che si aspettavano. Un esempio di cloaking è quello di fornire ai motori di ricerca una pagina di testo HTML e mostrare invece agli utenti una pagina fatta di immagini.
  • Link Manipulation: all’interno delle proprie linee guida per webmaster, Google dice esplicitamente che qualsiasi link inteso a manipolare il PageRank o il posizionamento di un sito nei risultati di ricerca di Google può essere considerato parte di uno schema di link e una violazione delle Istruzioni per i webmaster di Google. Ciò include qualsiasi comportamento che manipoli i collegamenti verso il sito web o i link in uscita. Ad esempio: scambio di denaro per link o post che contengono collegamenti, scambio di beni o servizi per ottenere link, invio a qualcuno di un prodotto “gratuito” in cambio della scrittura di un post ed inclusione di un link.
  • Automated Queries to Google: i termini di servizio di Google non consentono l’invio di query automatizzate di alcun tipo al sistema senza l’espressa autorizzazione preventiva di Google. Google considera traffico automatizzato l’invio di ricerche da un robot, l’utilizzo di software che invia ricerche a Google per vedere come un sito web o una pagina web si posiziona su Google.
  • Creazione di pagine, domini o sottodomini con contenuti duplicati
  • Impiego di pagine con comportamenti dannosi per l’utente, come phishing, virus, trojan e altri malware

Quelle descritte sono alcune delle pratiche Black Hat SEO deprecate dai motori di ricerca. Ce ne sono altre. Per approfondimenti, consigliamo di consultare le linee guida dei motori di ricerca segnalate sopra.


Perché evitare la Black Hat SEO?

L’impiego di tecniche SEO Black Hat comporta un alto rischio di penalizzazione fino all’esclusione del sito web dagli indici di Google e degli altri motori di ricerca.

Nonostante queste pratiche possano, in un primo momento, portare ad apparenti buoni risultati, le sanzioni di Google per chi ne fa uso stanno diventando sempre più severe.

Quindi, se l’obiettivo della tua azienda è quello di creare un business destinato a durare nel tempo, il nostro consiglio è quello di evitare le tecniche Balck Hat e lavorare per progettare ed implementare strategie che consentano di differenziarsi e generare valore per l’utente, nel lungo periodo.


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Keyword stuffing: cosa significa e perché non farlo

By Paola Rovati,
Keyword Stuffing

Con “Keyword stuffing” si fa riferimento alla pratica di inserire quante più parole chiave possibile all’interno di una pagina.

Soprattutto nei primi anni della SEO, questa “tecnica” era molto utilizzata e consentiva di ottenere buoni risultati per il posizionamento di una pagina web all’interno della SERP.

Bastava inserire all’interno della pagina una grande quantità di parole chiave e la pagina riusciva a posizionarsi anche se priva di contenuto. L’esperienza utente era ovviamente pessima.

L’utente che effettuava una ricerca mirata, ad esempio “bilocale di nuova costruzione in vendita a Milano”, finiva per atterrare su di una pagina dove il valore aggiunto era inesistente e si trovava semplicemente ripetuta quella parola chiave per moltissime volte.

I motori di ricerca, hanno progressivamente iniziato a filtrare queste tipologie di pagine e a penalizzarle, poiché prive di contenuti ed informazioni utili per l’utente.


I pericoli dell’eccessiva ottimizzazione

Infarcire una pagina web di parole chiave con l’obiettivo di ottenerne il posizionamento sui motori di ricerca, ad oggi è considerata una tecnica assolutamente deprecata.  

Il Keyword stuffing è classificato come black-hat SEO. Cioè categorizzato come una di quelle pratiche utilizzate per migliorare il posizionamento di un sito o di una pagina web sui motori di ricerca attraverso modalità che violano i termini di servizio di Google e degli altri search engine, e che di conseguenza espongono il sito a penalizzazioni o a ban da parte dei motori di ricerca.

Quindi, anche se, nel brevissimo termine, questa “strategia”, potrebbe ancora portare qualche risultato di posizionamento, alla lunga può produrre enormi svantaggi come penalizzazioni, retrocessioni, fino alla rimozione completa del sito o della pagina dall’indice dei motori di ricerca.

I motori di ricerca si stanno sempre più orientando verso la valorizzazione di siti web e contenuti che offrono un’ottima esperienza all’utente, fornendo informazioni utili e pertinenti.

Per capire meglio, vediamo un esempio di contenuto basato sul Kewyword stuffing:

“Cerchi scarpe da corsa economiche? Se stai cercando scarpe da corsa economiche, non cercare oltre. Il nostro sito web di scarpe da corsa economiche è il posto migliore per ordinare le tue nuove scarpe da corsa economiche. Dai un’occhiata alla nostra selezione di scarpe da corsa economiche dalla nostra selezione di scarpe da corsa economiche di seguito.”

Un contenuto di questo tipo risulta sicuramente poco accattivante, coinvolgente o utile per l’utente. Anche se la pagina web dovesse posizionarsi sui motori di ricerca, l’utente che atterra su di una pagina di questo tipo, non avrà sicuramente una bella impressione.

L’esperienza utente risulterà negativa, l’utente non si sentirà accolto ed accompagnato nella navigazione, ma piuttosto “usato”. Molto probabilmente sarà infastidito e deluso e tenderà ad abbandonare il sito web senza procedere oltre nella navigazione.


Keyword stuffing Vs Ottimizzazione delle parole chiave

A questo punto è molto importante distinguere tra Keyword stuffing (quindi riempimento della pagina di parole chiave) ed un utilizzo misurato ed opportuno di parole chiave a scopo di ottimizzazione.

L’utilizzo di parole chiave è ancora importante per consentire la corretta interpretazione del contenuto da parte dei motori di ricerca. In particolare, è consigliato l’utilizzo della principale parola chiave di una pagina all’interno del SEO Title, nel titolo H1 e anche all’interno del contenuto testuale o del tag alt dell’immagine.

Ma ne va fatto un utilizzo appropriato. SEO Title e Description vanno pensati per comunicare con le persone, non con i robots. I contenuti devono fornire informazioni utili all’utente, studiati e collocati correttamente nel Buying Journey in base a quelle che sono le effettive necessità dell’utente.


Come utilizzare le parole chiave in modo corretto

Alcuni sostengono che esista una percentuale di Keyword density (cioè la frequenza con la quale una determinata keyword – composta da uno o più termini – compare nella pagina Web) consigliata che non deve superare il 2-5%.

Il nostro consiglio è quello di non concentrare troppo l’attenzione sulla Keyword Density. Sicuramente è sensato svolgere un’analisi preliminare per comprendere quale tipologia di parola chiave utilizzare ed assicurarsi che questa sia presente nei principali tag. Ma suggeriamo di scrivere nel modo più naturale possibile, impiegando anche parole chiave a coda lunga (long tail keywords), sinonimi, termini correlati.

Gli algoritmi dei motori di ricerca sono ormai capaci di riconoscere i sinonimi, i molteplici significati che una parola può avere. Prestano grande attenzione alla pertinenza, cioè la corrispondenza tra la ricerca effettuata ed il contenuto proposto

Una pagina contenente una grande varietà di parole correlate è considerata indice del fatto che sono state create risorse di valore per l’utente, piuttosto che contenuti senza senso con l’unico obiettivo di “ingannare” i motori di ricerca.


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Keywords Vs Query di ricerca: che differenza c’è?

By Paola Rovati,

I termini “keyword” e “search query” vengono spesso utilizzati come sinonimi interscambiabili, ma, in realtà presentano differenze importanti.

Una keyword o parola chiave è un’astrazione che racchiude al proprio interno una grande quantità di intenzioni e query di ricerca.

Una query di ricerca o termine di ricerca è la parola o il costrutto che un utente digita effettivamente nella casella del motore di ricerca. Potrebbe contenere errori ortografici, non avere un ordine logico, essere affiancata da altre parole, o potrebbe essere identica alla keyword stessa.

Come ben spiega Elisa Gabbert su Wordstream, nel campo del marketing e delle campagne a pagamento su rete di ricerca, solitamente si privilegiano le keyword:

  • A livello SEO, si lavora ottimizzando il contenuto della pagina (utilizzando le parole chiave negli URL, tag title, copy, nomi di file immagine, meta descrizioni e così via), costruendo link in entrata con parole chiave nell’anchor text, etc.
  • Nelle campagne a pagamento su rete di ricerca, si fanno offerte sulle keyword e le si utilizzano nei testi negli annunci e nelle pagine di destinazione (landing pages).

Le query di ricerca non vanno però trascurate. Sono i termini che le persone utilizzano nella realtà per effettuare le proprie ricerche e vanno analizzate approfonditamente sia a livello di ricerca organica che a pagamento.

Ad esempio, nel caso di campagne a pagamento sulla rete di ricerca di Google Ads, un consiglio è quello di analizzare periodicamente i termini di ricerca (o query di ricerca) che hanno portato all’attivazione degli annunci. Questo consente di ottenere spunti interessanti ed utili all’ottimizzazione della strategia di keyword della campagna.

Questo tipo di analisi consente anche di individuare eventuali keyword a corrispondenza inversa (o negative keywords).

Se ti interessa sapere di più sulle Query di ricerca, ti consigliamo di leggere il post Query di ricerca: cosa sono e cosa ci dicono sull’intento di ricerca dell’utente.


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Negative Keywords o Parole Chiave a Corrispondenza Inversa: cosa sono e come utilizzarle

By Paola Rovati,
Negative Keywords Parole Chiave a Corrispondenza Inversa

Cosa si intende per parole chiave a corrispondenza inversa?

Le parole chiave a corrispondenza inversa (o negative keywords) servono per impedire che gli annunci delle campagne pubblicitarie della tua azienda compaiano in corrispondenza di query di ricerca non pertinenti.

Ad esempio, supponiamo che la tua azienda stia utilizzando campagne di advertising PPC (Pay-Per-Click) su rete di ricerca per pubblicizzare Appartamenti in Vendita a Milano. Se qualcuno, nell’area geografica coperta dalla campagna, utilizza Google per cercare Appartamenti in affitto a Milano, l’annuncio potrebbe entrare nell’asta e competere per comparire tra i risultati di ricerca.

Se l’annuncio dovesse comparire nei risultati di ricerca, risulterebbe irrilevante per una persona che sta cercando appartamenti in vendita. Questo potrebbe comportare due conseguenze negative:

  • l’annuncio finirebbe per essere ignorato dall’utente, riducendo anche la percentuale di CTR – Click Through Rate
  • oppure l’utente potrebbe cliccarci sopra, atterrare sul sito web e rendersi quindi conto che non corrisponde a quello che stava cercando. La tua azienda avrebbe pagato per un click irrilevante.

Aggiungendo Affitto come parola chiave a corrispondenza inversa o negative keyword, è possibile evitare tutte e due queste conseguenze negative.


3 diversi tipi di Negative Keywords

Quando si vanno ad aggiungere parole chiave a corrispondenza inversa in Google Ads, è possibile farlo a livello di account, campagna o gruppo di annunci.

Esistono poi 3 differenti tipologie di negative keywords:

  • Parole chiave a corrispondenza inversa GENERICA
  • Parole chiave a corrispondenza inversa A FRASE
  • Parole chiave a corrispondenza inversa ESATTA

Parole chiave a corrispondenza inversa GENERICA

Le parole chiave a corrispondenza inversa GENERICA impediscono la pubblicazione dell’annuncio se la ricerca contiene tutti i termini della parola chiave esclusa, anche se in un ordine diverso. L’annuncio potrà comunque essere pubblicato se la ricerca contiene solo alcuni termini della parola chiave.

Per comprendere meglio, Google riporta questo esempio.


Parole chiave a corrispondenza inversa A FRASE

Le parole chiave a corrispondenza inversa A FRASE impediscono la pubblicazione dell’annuncio quando la ricerca contiene i termini esatti della parola chiave nello stesso ordine. Ecco l’esempio che fa Google per chiarire:


Parole chiave a corrispondenza inversa ESATTA

Le parole chiave a corrispondenza inversa ESATTA impediscono la pubblicazione dell’annuncio quando la parola chiave a corrispondenza inversa è identica alla query di ricerca. Di seguito l’esempio utilizzato da Google:

A cosa servono le parole chiave a corrispondenza inversa?

Le parole chiave a corrispondenza inversa consentono di escludere i termini di ricerca dalle campagne a pagamento su rete di ricerca. In questo modo aiutano a concentrare il budget solo sulle parole chiave importanti per i potenziali clienti.

Una targettizzazione migliore delle campagne può far si che l’annuncio sponsorizzato della tua azienda compaia in modo mirato agli utenti interessati. Consente inoltre di incrementare il ritorno sull’investimento (ROI).


L’importanza delle parole chiave a corrispondenza inversa

Come abbiamo già detto, mostrare l’annuncio della tua azienda a qualcuno che non è interessato alla tua attività, determinerà uno spreco di impressioni e di clic.

Pagare per click di utenti non interessati, è uno spreco. Questo è evidente.

Mentre merita un chiarimento ulteriore il perché anche le impressioni registrate su di un target non interessato, siano controproducenti.

La percentuale CTR (Click Through Rate) dell’annuncio, misura la frequenza con cui le persone che visualizzano l’annuncio, vi cliccano sopra. Quanto più spesso le impressioni si trasformano in click, tanto più alto sarà il CTR e quindi l’effettivo interesse dell’utente per l’annuncio.

Al contrario, ogni volta che l’utente visualizza l’annuncio ma non ci clicca, il CTR diminuisce.

Perché questo è importante?

Perché il punteggio di qualità assegnato alla parola chiave correlata all’annuncio, è determinato, in parte, dalla percentuale di clic prevista. Minore è il CTR previsto, minore è il punteggio di qualità. A sua volta, un punteggio di qualità inferiore produce un ranking dell’annuncio inferiore e un costo per clic (CPC) maggiore.

In altre parole, un CTR in calo, come risultato della corrispondenza dell’annuncio a query non pertinenti, segnala a Google l’annuncio non è particolarmente pertinente o utile per le persone raggiunte. L’algoritmo impara che l’annuncio non è di qualità e ne abbassa il quality score, quindi la delivery e soprattutto rischia di incrementare il CPC.


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Query di ricerca: cosa sono e cosa ci dicono sull’intento di ricerca dell’utente

By Paola Rovati,
Query di ricerca e intento di ricerca

Le query di ricerca, cioè le parole o le frasi che le persone digitano all’interno della casella di ricerca di Google, Bing o altri motori di ricerca, ci permettono di sapere molto su quello che è l’intento di ricerca dell’utente.

Comunemente vengono categorizzate in 3 differenti tipologie:

  • Query di ricerca Navigazionali o Web Site queries
  • Query di ricerca Informative o Know queries
  • Query di ricerca Transazionali o Do queries

A queste 3 categorie principali possiamo affiancare anche le Query di ricerca Visit in Person.


Query di ricerca Navigazionale o Web Site Query

Che cos’è una query di ricerca di navigazione?

Una query di navigazione è una query di ricerca digitata con l’intento di trovare un sito Web o una pagina Web specifica.

Ad esempio, un utente potrebbe inserire “Facebook” nella barra di ricerca di Google per trovare il sito di Facebook invece di inserire l’URL nella barra di navigazione di un browser.

In effetti, “facebook” e “youtube” sono le prime due ricerche su Google e sono entrambe query di navigazione.

Come intercettare le query di ricerca di navigazione?

Non ci sono molte possibilità di intercettare una web site query a meno di non essere il proprietario del sito web che la persona sta cercando. Le vere query di navigazione hanno un intento di ricerca molto chiaro: l’utente ha in mente un sito specifico e se il tuo non è quel sito, non risulterà pertinente alle sue esigenze.

Tuttavia, alcune query che sembrano di natura navigazionale, potrebbero non esserlo. Ad esempio, qualcuno che inserisce la query “facebook” su Google potrebbe effettivamente essere alla ricerca di notizie o informazioni sull’azienda.

Il nostro consiglio è quello di assicurarti che la tua azienda compaia per le web site query di brand. L’ideale è che il sito appaia nella prima posizione organica e come primo risultato sponsorizzato in corrispondenza di una ricerca relativa al tuo marchio o al nome della tua azienda.


Query di ricerca Informativa o Know Query

Che cos’è una query di ricerca informativa?

Si tratta di ricerche che l’utente effettua per trovare informazioni (ad es: “Capitale della Finlandia” o “Definizione di filtro anti spam”.

Quando l’utente effettua ricerche di questo tipo non vuole trovare un sito web specifico e nemmeno effettuare un acquisto, sta semplicemente cercando una risposta alla propria domanda.

Dare una risposta completa, pertinente e soddisfacente alle query informative non è semplice. Per questo motivo Google ha introdotto il Knowledge Graph, proprio con l’obiettivo di fornire un servizio utile all’utente che effettua ricerche informative.

Come intercettare le query di ricerca informative?

Il modo migliore per intercettare le ricerche informative è quello di realizzare contenuti SEO di alta qualità che forniscano informazioni utili, pertinenti e rilevanti per la query di ricerca.

Ecco alcuni spunti per intercettare le know query e per indirizzare traffico al sito della tua azienda tramite la ricerca organica:

  • Scrivere un post sul blog ricco di suggerimenti utili per i tuoi potenziali clienti: se sei un consulente Google Ads, ad esempio, potresti scrivere un post sul blog su come strutturare una campagna Google su rete di ricerca.
  • Creare una guida dettagliata che spieghi passo per passo come realizzare un processo rilevante per la tua attività (ad esempio, se sei una Web Agency, la guida potrebbe essere “Tutti i consigli per realizzare una landing page efficace”).
  • Progettare un’infografica che semplifichi un concetto complesso, illustrandolo
  • Realizzare un video in cui spiegare ai potenziali clienti “Come fare per…

Le tipologie di contenuto per rispondere alle know query sono moltissime, l’importante è avere ben chiaro l’obiettivo di produrre risorse utili, pertinenti, rilevanti ed affidabili per l’utente.


Query di ricerca Transazionale o Do Query

Che cos’è una query di ricerca transazionale?

Una query di ricerca transazionale è una query che indica l’intenzione dell’utente di compiere un’azione, come ad esempio la volontà di effettuare un acquisto. oppure scaricare un catalogo o interagire con una determinata azienda.

Le query di ricerca transazionali possono includere il nome del marchio o dello specifico prodotto (ad esempio “Olio motore Volvo Penta 15w40“) oppure essere generiche (ad esempio “truck spare parts“). Spesso comprendono anche termini che esplicitano l’intenzione come “acquistare“, “comprare” o “ordinare“.

In tutti questi casi è evidente che l’utente sta valutando concretamente la possibilità di effettuare un acquisto nel breve periodo. Il ricercatore si trova nella parte finale del funnel che caratterizza il percorso di acquisto online ed è probabilmente molto vicino alla conversione/transazione.

Come fare per interecettare le query di ricerca transazionali?

Il consiglio è quello di utilizzare un approccio SEO, basato su contenuti organici incentrati su query transazionali, affiancato da una strategia di advertising Pay per Click su rete di ricerca.

L’utente che effettua questo tipo di ricerche ha un’esplicita intenzione di acquisto, quindi, l’impiego di annunci sponsorizzati per posizionarsi nella parte superiore della pagina dei risultati di ricerca, è sicuramente un’ottima strategia per ottenere maggior visibilità in corrispondenza di specifiche query di ricerca transazionali.


Query di ricerca Visit in Person

Queste query indicano che l’utente sta cercando informazioni per visitare fisicamente la sede di un’attività. Spesso sono ricerche geolocalizzate, come, ad esempio, la ricerca di un ristorante, distributore di benzina, bancomat, nella zona in cui l’utente si trova o in cui arriverà a breve.

Si tratta di ricerche fortemente collegate alle integrazioni di Google Maps, che tendenzialmente vengono effettuate da smartphone o tramite ricerca vocale.

Sottolineiamo però che non sempre è così semplice comprendere il vero intento di ricerca dell’utente. È il caso ad esempio di marchi conosciuti, come “Intesa San Paolo”, “Ikea” o “Apple”, che hanno una presenza sia online sia offline. In questi casi è davvero molto difficile capire se l’utente intende accedere ad un sito (ricerca Website) oppure dirigersi ad una filiale di un negozio (ricerca Visit In Person).


L’importanza di comprendere l’intento di ricerca

I motori di ricerca, Google per primo, cercano di fornire all’utente una lista di risultati che siano il più pertinenti, utili e rilevanti in base alla ricerca effettuata.

Solo dopo aver compreso quale intenzione c’è dietro ad una ricerca, Google è in grado di mostrare i risultati più adatti. Quindi seleziona i risultati da proporre al ricercatore in base a quanto questi rispondono al meglio alla query di ricerca dell’utente.

Per questo motivo, in un piano di marketing digitale ben strutturato, comprendere l’intento di ricerca dei propri potenziali clienti, differenziare i contenuti e la strategia utilizzata, è fondamentale.


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Pay per Click (PPC) digital marketing: cos’è e quali sono i vantaggi

By Paola Rovati,
Pay per Click ppc

PPC, Pay-Per-click, è una strategia di marketing digitale che consente agli inserzionisti di promuovere i propri prodotti e servizi online.

Il vantaggio principale di questa tipologia di campagna è che gli inserzionisti pagano solo quando il loro annuncio viene cliccato dai visitatori.

Le campagne PPC portano quindi traffico qualificato e visite al sito web aziendale. Si tratta di una tipologia di campagna a pagamento, ma, se ben progettata ed ottimizzata, risulta molto efficace ed orientata ai risultati.

Con una progettazione e pianificazione adeguata, una strategia di investimento efficace, l’analisi del pubblico e dei competitor, si possono ottenere campagne pubblicitarie di successo sui principali motori di ricerca come Google e Bing.


PPC sulla rete di ricerca: cos’è e come funziona

Ti sarà sicuramente capitato di effettuare una ricerca su Google inserendo una parola o una frase relativa a quello che vorresti trovare. Il motore ti avrà restituito una serie di risultati e, molto probabilmente, i primi avranno scritto “Ad” o “Annuncio” a lato. Ecco, questi risultati, che si posizionano solitamente nella parte superiore della pagina di ricerca, prima dei risultati organici, sono annunci pubblicitari PPC.

A seconda del tipo di parola chiave, del mercato di riferimento, della localizzazione geografica, la concorrenza può essere più o meno elevata. Di conseguenza anche ottenere un buon posizionamento dell’annuncio sponsorizzato sui motori di ricerca, non è sempre così semplice.

Tuttavia, solitamente i professionisti del marketing digitale lavorano per sviluppare strategie mirate su parole chiave e segmenti di pubblico che consentano di differenziarsi dai competitor. L’obiettivo è quello di fare in modo che ogni volta (o quasi) che un visitatore cerca una particolare parola chiave, l’annuncio venga visualizzato come risultato della ricerca.

La piattaforma che Google mette a disposizione per l’attivazione di questa tipologia di campagne è Google Ads.


Obiettivi di una campagna PPC su rete di ricerca

Le campagne di marketing digitale PPC aiutano a raggiungere vari obiettivi, tra cui;

  • Ottimizzazione delle conversioni: consente di incentivare le vendite o conversioni online entrando in contatto con clienti prossimi a prendere una decisione di acquisto. Grazie a strategie di offerta volte a generare clic, estensioni annuncio, strategie di offerta volte a massimizzare le conversioni e molto altro.
  • Generazione di lead: incoraggia i clienti interessati ad esplicitare il proprio interesse per prodott/servizi o per il brand in generale iscrivendosi alla newsletter, fornendo informazioni di contatto, scaricando pdf di approfondimento o schede prodotto dopo ed inserendo il proprio indirizzo email per essere ricontattati.
  • Traffico sul sito web: invitando i potenziali clienti a visitare il sito web aziendale. Grazie ad una strategia basata su annunci con titoli pertinenti (eventualmente anche dinamici), estensioni annuncio mirate, strategia di offerta mirata ad incentivare le visite al sito.

Perché le campagne PPC su rete di ricerca sono efficaci?

  • Intercettano utenti che stanno attivamente cercando il servizio/prodotto offerto proprio in quel momento
  • Portano traffico qualificato ed interessato al sito web
  • Sono misurabili e tracciabili
  • Generano ottimi risultati se integrate con altri canali di marketing ad esempio SEO, Social Media Marketing
  • Il budget è flessibile e può essere rivisto e ridimensionato in ogni momento in base alle esigenze aziendali ed al ROI

Affinché tutto questo sia possibile, occorre progettare e pianificare una strategia di marketing capace di integrare gli obiettivi aziendali, il contesto competitivo, le caratteristiche ed i bisogni dei potenziali clienti.

Se questa parte di progettazione iniziale è ben strutturata, sarà più semplice raggiungere i potenziali clienti al momento giusto con annunci capaci di attirare la loro attenzione. Riducendo quindi le spese ed ottimizzando i risultati.


Conclusione

Le campagne pay per click su rete di ricerca sono una tra le strategie di marketing digitale più utilizzate.

Hanno il grande vantaggio di far pagare l’inserzionista solo quando l’annuncio viene effettivamente cliccato dai visitatori. Portano traffico interessato e visite qualificate al sito web. Consentono di gestire il budget in modo assolutamente flessibile in base alle specifiche esigenze aziendali o a variabili legate alla stagionalità dei prodotti e servizi offerti.

Con una progettazione e pianificazione adeguata, una strategia di investimento efficace, l’analisi del pubblico e dei competitor, si possono ottenere campagne pubblicitarie di successo sui principali motori di ricerca.

Il costante monitoraggio e la possibilità di misurazione dei risultati ottenuti permette di lavorare per un’ottimizzazione continua del ROI.

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L’importanza del Social Media Marketing per le aziende che operano nella moda

By Paola Rovati,

Prima dell’arrivo di Internet e della pubblicità online, tutte le promozioni ed il marketing per le imprese venivano svolti attraverso riviste, magazine di settore TV, ecc.

Negli ultimi anni la rivoluzione digitale ha investito tutti i settori. I Social Media sono ormai diventati uno strumento indispensabile per il contatto e l’interazione tra il brand ed il cliente o potenziale cliente.

Ecco perché l’impiego di strategie di Social Media Marketing nell’ambito del settore della moda, fashion, luxury, è ormai un’esigenza fondamentale per gli imprenditori. Si tratta di un tassello fondamentale per mantenere e rafforzare la relazione tra marchio e cliente.


7 Vantaggi del Social Media Marketing per l’industria della moda

1. Rafforza la consapevolezza e la credibilità del marchio

I Social Media (come Facebook, Instagram, LinkedIn, Twitter e Pinterest) sono un ottimo strumento per mostrare al pubblico diversi aspetti e valori del proprio brand. Consentono di condividere in modo immediato nuovi prodotti o collezioni. Permettono di informare i follower dei profili aziendali sulle ultime tendenze nel settore della moda. Ma soprattutto danno l’opportunità di far emergere gli aspetti unici e differenzianti di ogni singolo marchio.


2. Aumenta il coinvolgimento e la fidelizzazione dei clienti

Creare una strategia di Social Media Marketing studiata per le proprie Buyer Personas, sviluppare un Piano Editoriale basato su contenuti utili, interessanti, divertenti pubblicati e condivisi con continuità, è sicuramente una strategia vincente. Offerte esclusive, scontistiche dedicate, codici promozionali, coupon, etc. sono altri incentivi che consentono di mantenere alto l’interesse del cliente o potenziale cliente.


3. I social network influiscono sulle decisioni di acquisto

Molte persone cercano informazioni sulle ultime tendenze della moda direttamente attraverso i Social Network. Essere presenti ed attivi su queste piattaforme consente di influenzare le decisioni di acquisto dei clienti. Avere una pagina aziendale curata, aggiornata, condividere contenuti utili ed interessanti per l’utente, consente di avere un enorme impatto sul processo decisionale della persona. Oltre che comunicare al meglio i valori del proprio brand.

 Agisce come un passaparola in modo che qualsiasi questione possa diffondersi in pochi secondi. I Mi piace, le condivisioni, i commenti e così via delle tue pagine aziendali influenzeranno e avranno un enorme impatto sulle decisioni di acquisto dei clienti.


4. Targeting demografico e retargeting

Quasi tutte le principali piattaforme di Social Network, consentono alle aziende di personalizzare il tergeting dei propri annunci promozionali. Si possono indirizzare messaggi in base a specifici dati demografici del pubblico a cui ci si vuole rivolgere. La targettizzazione può avvenire per sesso, età, posizione geografica, interessi specifici, ma anche comportamento dell’utente online e molto altro.

Si possono inoltre attivare campagne di retargeting o remarketing rivolte ad utenti che hanno già interagito con il brand. Ad esempio visitando il sito web o una sezione di esso, oppure con commenti, like, condivisioni di post del brand.


5. Massimizza i tassi di conversione

Una strategia di Social Media Marketing, se ben strutturata, può contribuire significativamente all’aumento del tasso di conversione di e-Commerce e siti web.

Con Facebook, ad esempio, è possibile rivolgere messaggi promozionali ad un pubblico personalizzato o creato appositamente in base alle preferenze. Si possono raggiungere gli utenti che già conoscono il brand, con campagne di Remarketing.

Instagram, in quanto piattaforma prevalentemente visiva, è molto utile per mostrare gli ultimi prodotti e collezioni con immagini di alta qualità. Con campagne di advertising mirate, si possono poi invitare gli utenti a visitare il sito web o eCommerce.

Sia su Facebook che su Instagram è possibile integrare un catalogo prodotti per rendere visibili all’utente i prodotti disponibili (con immagine, caratteristiche, prezzo) direttamente sulla piattaforma social e semplificare l’acquisto. Gli stessi prodotti possono essere taggati nei post per consentire all’utente che trova quell’abito o accessorio interessante, di avere immediatamente ulteriori informazioni.

Anche Pinterest, in quanto social network ispirazionale,  è un luogo altamente visivo in cui le persone scoprono le ultime mode e tendenze. Una buona Pinterest Social Media Strategy consente di raggiungere ottimi risultati in settori come quello della moda, fashion, luxury, design…


6. Ottimizzazione del budget investito

La creazione e l’implementazione delle migliori campagne e strategie sui social media prevede la definizione di KPI (Key Performance Indicator) e l’impiego di strumenti di misurazione. L’analisi costante dei risultati ottenuti consente di spendere il budget in modo efficace. E permette di introdurre eventuali strategie correttive, così da ottimizzare il rendimento del budget investito.


7. È uno strumento di marketing efficace

Nel settore della moda e dell’abbigliamento, i Social Network costituiscono un efficace strumento di marketing e consentono di raggiungere diversi obiettivi:

  • far conoscere i valori del proprio brand
  • creare un rapporto di fiducia e fidelizzare il cliente
  • fornire un customer service migliore
  • semplificare, rendere meno formale e più diretto il contatto con il cliente
  • condividere le ultime tendenze di moda
  • presentare nuove collezioni o prodotti
  • incrementare il traffico sul sito web
  • aumentare il volume delle vendite
  • e molto altro

I cambiamenti nel mondo dei Social Media sono incessanti e veloci. Gli algoritmi si aggiornano continuamente, gli utenti cambiano piattaforma e emergono nuove funzionalità.

In questo contesto di costante mutamento, è sempre più difficile raggiungere le persone potenzialmente interessate e costruire una community fidelizzata.

Nonostante ciò i Social Media costituiscono una grande opportunità per le aziende per aprirsi al dialogo con i propri clienti.

Scopri di più su come una gestione professionale dei Social Media aziendali, può costituire una grande opportunità di crescita.


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Keyword Research: strumenti per la ricerca di parole chiave

By Paola Rovati,
Keyword Research

La keyword research non riguarda solo una “parola chiave”; si tratta di frasi e domande utilizzate dal pubblico target per trovare le risposte, i prodotti e i servizi di cui hanno bisogno. Queste frasi e domande rappresentano una componente fondamentale di qualsiasi campagna di marketing.

Ecco un elenco di alcuni strumenti utili per effettuare ricerche sulle keyword più utilizzate dagli utenti.


Google Trends

Google Trends è uno strumento, basato su Google, che permette di conoscere la frequenza di ricerca di una determinata parola chiave o frase, sui motori di ricerca. I risultati possono essere segmentati per lingua o per nazione e vengono mostrati accompagnati da grafici esplicativi (con geolocalizzazione o andamento, nel tempo, della ricerca).

Google Trends è particolarmente utilizzato, grazie agli ultimi aggiornamenti, per capire quali sono i trend sui motori di ricerca in tempo reale. Oltre a questo, è anche utile per fare analisi su determinati periodi di tempo in relazione a specifiche chiavi o argomenti di nostro interesse.

Fornisce dati preziosi sulle variazioni regionali ed è un’ottima fonte per valutare la stagionalità e i cambiamenti nel tempo dei volumi di parole chiave specifiche sui motori di ricerca.

Tutto è ovviamente riferito all’andamento di termini, brand e argomenti all’interno del motore di ricerca Google e ad alcuni suoi verticali.

Query Correlate di Google Trends

Google Trends fornisce anche una serie di query correlate alle parole chiave per cui viene effettuata la ricerca. Questo consente di avere molte più idee per la ricerca di parole chiave, i contenuti e le strategie di marketing.


Entity Explorer

Entity Explorer è uno strumento gratuito di Marketer’s Center. Consente di svolgere ricerche approfondite sulle chiavi di ricerca e di raggrupparle in utili e mappe visive.


Exploding Topics

Questo strumento è ottimo per restare aggiornati sugli argomenti di tendenza. Exploding Topics analizza milioni di ricerche, conversazioni e menzioni su Internet, così da identificare gli “exploding topics” prima ancora che diventino tendenze vere e proprie.


Google Search Console

Il rapporto sul rendimento mostra metriche importanti sulle prestazioni del sito nei risultati della Ricerca Google: la frequenza con cui appare, la posizione media nei risultati di ricerca, la percentuale di clic e qualsiasi funzionalità speciale (come i risultati multimediali) associata ai risultati.

Queste informazioni possono essere impiegate per migliorare il rendimento del sito nella ricerca, ad esempio:

  • osservare le variazioni del traffico di ricerca nel tempo, la provenienza del traffico e per quali query di ricerca è più probabile che venga mostrato il sito.
  • individuare quali query vengono cercate su smartphone e utilizzare queste informazioni per migliorare il tuo targeting per dispositivi mobili.

SeoZoom

SEOZoom è una suite di monitoring di Google tutta italiana. Offre dati importanti sul ranking organico e include molti tool utili a SEO e Copywriter.

Permette di vedere come siamo posizionati e come si posizionano i competitor, è particolarmente indicato per il mercato italiano.


Suggest di Google

Google Suggest è una funzione che Google mette a disposizione del navigatore quando questo inserisce una parola nell’apposita casella di ricerca. Come indica l’espressione stessa, Google Suggest suggerisce parole o risultati relativi alla keyword inserita.

La previsione della ricerca si basa su diversi aspetti, in particolare, le ricerche effettuate dagli utenti in precedenza (in base a frequenza di ricerca, localizzazione geografica ed altre variabili), diventano il “suggerimento” per le ricerche future.

Google Suggest facilita la ricerca di keyword legate ad un argomento preciso. Le query di ricerca digitate dagli utenti costituiscono utili suggerimenti in chiave SEO.


Ubersuggest

Dalle parole chiave generiche alle long-tail keyword, Ubersuggest è in grado di fornire centinaia di suggerimenti per l’analisi delle keyword. Offre anche informazioni sul volume di ricerca, sulla concorrenza e persino sui trend stagionali di ciascuna parola chiave.

Su richiesta può generare in automatico un elenco di keyword in base alle parole chiave che funzionano meglio per i competitor e a ciò che gli utenti cercano su Google.


Keywordtool.io

Keywordtool.io è uno strumento che, a partire da un termine, raggruppa le combinazioni di chiavi estrapolandole dal Google Suggest per tutte le lingue e per tutte le TLD di Google.

Molto carina l’interfaccia con cui vengono presentati i risultati e la velocità di risposta.


Answer the Public

Answer the public è un tool che orienta i risultati sulle domande che gli utenti si pongono relativamente all’argomento di interesse. Consente di visualizzare le domande e le frasi che gli utenti ricercano relativamente ad una determinata parola chiave di base.

Queste frasi correlate costituiscono un ottimo spunto per la creazione di contenuti SEO oriented ed in grado di soddisfare le esigenze degli utenti. Le informazioni fornite da Answer the Public, sono suddivise in domande correlate, preposizioni, query in ordine alfabetico e ricerche correlate.


Box “Le persone hanno chiesto anche” di Google

La sezione “People also ask” di Google, compare spesso in corrispondenza di una ricerca che effettuiamo. Mostra le query di ricerca più comuni su Google in relazione alla parola chiave.


Alsoasked.com

Questo strumento funziona andando ad analizzare il termine che viene inserito nella barra di ricerca e mostrando le domande correlate che compaiono nella sezione “People also asked” per quella specifica Keyword.

Si tratta di uno strumento molto utile per raggruppare le domande per topic.


Google Ads

Google Ads, con le funzionalità dello Strumento per la pianificazione delle parole chiave, costituisce un ottimo mezzo per la keyword research. Questo strumento per la ricerca di parole chiave indica con quale frequenza vengono cercate determinate parole e come sono cambiate le loro ricerche nel tempo. Consente di cercare parole o frasi correlati ai prodotti e servizi offerti per individuare quelle più pertinenti.

Viene solitamente impiegato per la creazione del piano di Keyword per campagne a pagamento sulla rete di ricerca. Ma, poiché consente di vedere i volumi di impressioni, può essere utile per restringere l’elenco di parole chiave a quelle che interessano maggiormente.

Inoltre, attivare campagne a pagamento sulla rete di ricerca impostate alla realizzazione di conversioni, consente di individuare, in modo veloce, quali parole chiave convertono di più e risultano quindi adatte per l’utilizzo anche a scopo SEO.

Scopri di più sull’importanza della SEO e sulle strategie per aumentare la visibilità del sito web aziendale sui motori di ricerca.


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Instagram e le novità da mettere in pratica nel 2021

By Paola Rovati,
Instagram 2021

Nell’interessante intervento di Roberto Nardini al Web Marketing Festival 2020, @popydigital ha evidenziato le ultime novità introdotte da Instagram, con il suggerimento di studiarle ed implementarle il prima possibile. Vediamole insieme.

Instagram Reels

Il formato dei reels, copiato da Tic Toc,  consiste in brevi video (della durata di 15-30 secondi) divertenti, studiati per intrattenere il pubblico.

La visualizzazione è full screen. Il Reel può durare più di una story e può comparire nel feed (dove ci sono le immagini del profilo) a differenza delle stories.

Le caratteristiche principali sono quindi:

  • 15-30 secondi di video
  • Condivisibili sia in stories che in feed
  • Tab dedicata al centro dell’app
  • Se virali possono andare su esplora in evidenza

Suggerimenti per sfruttare al meglio i Reels:

  • Creare contenuti originali e non commerciali
  • Utili per diffondere contenuti Educativi
  • Lancio di prodotti o collezioni
  • Storytelling (ad esempio narrare come è stato realizzato un prodotto di moda)

Al momento non è disponibile questa funzionalità, ma pare che in futuro verrà introdotta anche la possibilità di sponsorizzazione.


Instagram Shop

Da Business Manager, nella sezione cataloghi, è possibile implementare l’integrazione con Piattaforme di eCommerce come WooCommerce o Shopify. Per un integrazione automatica e semplificata dello shop con Instagram.

In Gestione Inserzioni, invece è disponibile la sezione “Gestore delle vendite” dove, una volta inserito un catalogo, è possibile elaborare le sezioni shop per Facebook ed Instagram e impostare le collezioni. Per il checkout interno dovremo invece attendere ancora un po’.

L’integrazione di Facebook pay come metodo di pagamento consente di acquistare direttamente su Facebook. Negli Stati Uniti è già disponibile il checkout.

In Italia, per il momento, si viene rimandati all’eCommerce da cui è possibile effettuare l’acquisto. Pare che, anche nel nostro paese, da metà 2021 si potrà comprare direttamente restando all’interno di Instagram.


Prodotti nei Reels

Un’altra importante novità correlata ad Instagram Reels, riguarda il fatto che tutti i prodotti presenti nei video possono essere taggati.

I reel con i tag dei prodotti consentono alle aziende di far scoprire i loro prodotti grazie ai contenuti video. Le aziende e i creator che hanno configurato Shopping su Instagram possono taggare i prodotti quando creano reel su Instagram.

Le persone che visualizzano un reel con i tag dei prodotti possono toccare “Visualizza prodotti” per acquistare, salvare o saperne di più sui prodotti taggati.

Vantaggi dei tag dei prodotti nei reel

  • Promozione dei prodotti: i reel con i tag dei prodotti possono essere visualizzati nella tab Reels, dove milioni di persone che usano l’app Instagram possono scoprirli. I tuoi reel sono visibili anche nel feed (se decidi di condividerli lì) e sul tuo profilo.
  • Collaborazione con i creator: aziende e creator possono taggare i prodotti nei reel per incrementare le vendite o le collaborazioni di prodotti. I partner della tua azienda e dei tuoi creator devono essere approvati per poter utilizzare Shopping tramite creator.
  • Divertimento, informazione e ispirazione: i reel sono video brevi e coinvolgenti che ti consentono di connetterti con gruppi d pubblico nuovi ed esistenti. Puoi mettere in evidenza articoli specifici, mostrare come si usa un prodotto o dare sfogo alla tua creatività per incoraggiare le persone a interagire con il tuo brand.

Prima di iniziare occorre sapere che per taggare i prodotti nei reel, è necessario ottenere l’approvazione per Shopping su Instagram e completare la configurazione. Inoltre, durante la creazione, si possono taggare fino a 30 prodotti o una raccolta da mostrare nel reel.


I cambiamenti nel mondo dei Social Media sono incessanti e veloci. Gli algoritmi si aggiornano continuamente, gli utenti cambiano piattaforma e emergono nuove funzionalità.

In questo contesto di costante mutamento, è sempre più difficile raggiungere le persone potenzialmente interessate e costruire una community fidelizzata.

Nonostante ciò i Social Media costituiscono una grande opportunità per le aziende per aprirsi al dialogo con i propri clienti.

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Pagespeed Optimization: come velocizzare il tuo sito

By Paola Rovati,
Pagespeed Optimization

Simone Rinzivillo, durante il suo intervento al Web Marketing Festival 2020 ha condiviso una serie di utili suggerimenti, consigli e strategie per migliorare i tempi di caricamento e download di un sito.


I Benefici della Pagespeed Optimization

Implementare una serie di attività volte ad ottimizzare i tempi di caricamento del sito web aziendale porta una serie di benefici sia per l’utente che per i motori di ricerca.

Benefici per l’utente

I tempi di caricamento dei contenuti incidono sulla percezione dell’esperienza di navigazione dell’utente. Questo porta una miglior qualità di navigazione e impatta sulle conversioni.

Benefici per i motori di ricerca

Più è veloce il download di un documento (tempi in cui il browser percepisce i file che gli stiamo inviando), migliore sarà il crawl budget. Il tempo di caricamento (cioè nella fase in cui il browser scarica file di impostazione CSS e JavaScript e li va a comporre per ottenere il rendering della pagina) di una pagina è sempre più un importante fattore di ranking.

Web performance

Quando parliamo di web performance non ci riferiamo semplicemente a come rendere più veloce la restituzione dei nostri documenti, ma anche come rendere più veloce l’interpretazione delle informazioni da parte del browser.


Sistema client-server: un approfondimento

Per capire bene dove intervenire occorre conoscere a fondo il sistema client-server in cui ci si muove. Vediamo di seguito alcuni dettagli.

Il client chiede al web server un documento o più documenti. Il web server li elabora. Elaborata la richiesta, genera una risposta e la invia al client.

IMG dall’intervento di Simone Rinzivillo al WMF2020

Semplificando il concetto, nel nostro caso il rapporto è tra il browser (o meglio lo spider dei motori di ricerca) ed il web server che elabora la richiesta e la restituisce.

IMG dall’intervento di Simone Rinzivillo al WMF2020

Momenti in cui intervenire

Possiamo quindi intervenire in più punti per andare ad ottimizzare i processi di download e caricamento.

Possiamo intervenire nella fase di richiesta (come da immagine qui sotto) per migliorare i tempi di risoluzione di DNS e di connessione.

IMG dall’intervento di Simone Rinzivillo al WMF2020

Possiamo intervenire in una seconda fase (come da immagine qui sotto) per migliorare i tempi di elaborazione e download dei documenti.

IMG dall’intervento di Simone Rinzivillo al WMF2020

Possiamo intervenire in un ultimo punto (come da immagine qui sotto) per migliorare il rendering della pagina e di tutti i file che la compongono (CSS, JavaScript, file immagini, etc.)

IMG dall’intervento di Simone Rinzivillo al WMF2020

Quindi possiamo intervenire:

  • Lato frontend (cioè quando il browser va a richiedere i documenti e li va ad assemblare): impatto del 75/84% sul tempo di caricamento finale
  • Backend (interventi implementati lato webserver, CMS…): impatto del 16-25% sul tempo di caricamento finale.

Strumenti per il monitoraggio

Per andare ad ottimizzare occorre dotarsi di strumenti utili per il monitoraggio, ad esempi:

  • GTmetrix
  • Site 24×7
  • Solarwind pingdom

Strumenti di diagnostica

PageSpeed Insights di Google fornisce moltissime informazioni e sono state aggiunte nuove metriche come i Core Web Vitals. Il tool da anche indicazioni su dove potremmo andare ad intervenire.

KPI da monitorare

Dopo aver impostato gli strumenti di monitoraggio occorre definire in modo chiaro i KPI da tenere sotto controllo.

  • Tempi di caricamento (load time)
  • Dimensioni dei file che facciamo scaricare al browser
  • Richieste http

In generale è importante considerare il fatto che non esiste una soluzione giusta in assoluto, dipende dal contesto tecnologico del singolo sito.


Dove intervenire?

Si può intervenire a più livelli:

  • A livello di web server, andando a raffinare le configurazioni
  • A livello di linguaggio di programmazione andando a migliorare, soprattutto quando si parla di ambienti CMS custom, i tempi di elaborazione del risultato che viene mandato al client
  • A livello CMS, andando a verificare il funzionamento corretto ed eliminando eventuali plugin o moduli che non servono
  • A livello frontend cioè come il browser interagisce con il sito per chiedere i vari documenti

CSS, JS ed Immagini

Per ottimizzare questi aspetti occorre verificare se tutto quello che stiamo richiamando all’interno del codice HTML serve veramente o può essere accorpato. Oppure potrebbe essere eliminato, evitando inutili chiamate http al browser.

Riducendo questi file l’impatto positivo si potrà verificare a livello di:

  • Tempi di caricamento
  • Chiamate http

Immagini

In questo caso occorre lavorare andando a valutare reali requisiti di risoluzione, compressione e formati delle immagini. Ad esempio il formato WebP.

In questo modo andremo ad intervenire su:

  • Tempi di caricamento
  • Dimensione dei file
  • Immagini

Un utile consiglio è quello di valutare il lazy loading per gestire il caricamento delle immagini coerentemente alla visualizzazione nel browser. Quindi far scaricare subito le immagini che devono essere visualizzate immediatamente e far scaricare successivamente le altre.

Chiamate http e peso dei file rimarranno gli stessi, ottenendo però un miglioramento dei tempi di caricamento.


JS

Valutare la gestione dell’esecuzione degli script ritardando quelli non necessari per la prima interazione con il contenuto.


Cache

Comunicare alla cache del browser per quanto tempo i contenuti (CSS, JS, Immagini…) sono validi, quindi possono essere mantenuti senza doverli ricaricare nelle successive visualizzazioni. Questo accorgimento impatterà su:

  • http
  • tempi di caricamento

http/2

Andare ad implementare il protocollo http/2 o scegliere un hosting che lo consideri nella configurazione. http2 consente di gestire insieme ai browser le richieste asincrone dei vari documenti. In minor tempo e con un minor numero di connessioni il browser riesce a ricevere più file.

L’impatto è su tempi e richieste http.


Compressione

Immagini e altri contenuti possono essere alleggeriti, ma anche compressi. Ad esempio tramite compressione Gzip sul web server. Si guadagna sul peso.


Cache webserver

Il webserver tiene in cache la versione di una pagina web che non deve quindi essere rielaborata dai CSS. In pratica viene fatta una fotografia della pagina che resta invariata per un tot di tempo. Quando viene inviata la richiesta, non si interroga più il CMS ma è il browser a restituire direttamente l’immagine salvata. Una volta scaduta (cioè terminati i minuti per cui viene tenuta in memoria) allora viene rigenerata la pagina.

Consente di memorizzare versioni di documenti abbattendo i tempi di elaborazione delle pagine. Questo incide notevolmente sui tempi di caricamento.


CDN

Principalmente per i contenuti statici (es: immagini) permette di rendere i file disponibili su server distribuiti, tendenzialmente più vicini agli utenti. Tempi migliori.


DNS

Lavorare su DNS ad esempio scegliendo servizi di gestione domini che consentono risoluzione DNS più veloce. Produce un impatto positivo su tempi di caricamento, pesi ed http.


CMS e Plugin

Verificare le prestazioni del CMS. Soprattutto se si tratta di CMS proprietario o altamente personalizzato, o dei plugin installati.


Core Web Vitals come fattori di ranking

PageSpeed Insights di Google già da info su questi aspetti:

  • LCP performance di caricamento del blocco principale della pagina
  • FID tempo necessario per l’interattività dell’utente
  • CLS Stabilità visiva

Suggeriamo la consultazione di questo approfondimento dedicato ai Core Web Vitals.


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