Quali sono gli obblighi di legge per i proprietari di siti web?

By Paola Rovati,
GDPR - obblighi di legge per i proprietari di siti web

In KAUKY seguiamo i nostri clienti nel processo di creazione di una propria presenza online. Lo facciamo attraverso la definizione di una strategia digital, la progettazione e sviluppo di siti web ed eCommerce, differenti attività di digital marketing e analisi.

Questi servizi implicano trattamento di dati per conto del cliente, con la conseguente necessità di dover soddisfare specifici requisiti di legge. Il mancato rispetto delle norme, comporta il rischio di ingenti sanzioni.

Oltre ad aiutare i nostri clienti a costruire e consolidare la propria presenza online, abbiamo quindi stabilito di offrire supporto anche rispetto alle esigenze di compliance.


I principali requisiti di legge per i proprietari di siti web e app

Privacy Policy e Cookie policy

La legge obbliga ogni sito/app che raccoglie dati ad informare gli utenti attraverso una privacy e cookie policy.

La Privacy Policy deve contenere alcuni elementi fondamentali, tra cui:

  • le tipologie di dati personali trattati;
  • le basi giuridiche del trattamento;
  • le finalità e le modalità del trattamento;
  • i soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati;
  • l’eventuale trasferimento dei dati al di fuori dell’Unione Europea;
  • i diritti dell’interessato;
  • gli estremi identificativi del titolare.

La Cookie Policy descrive in particolare le diverse tipologie di cookie installati attraverso il sito, le eventuali terze parti cui questi cookie fanno riferimento – incluso un link ai rispettivi documenti e moduli di opt-out – e le finalità del trattamento.

Non possiamo usare un documento generico?
Non è possibile utilizzare documenti generici in quanto l’informativa deve descrivere in dettaglio il trattamento dati effettuato dal proprio sito/app, elencando anche tutte le tecnologie di terza parte utilizzate (es. pulsanti Like di facebook o mappe di Google Maps.

E se il mio sito non tratta alcun dato?
È molto difficile che il tuo sito non tratti alcun dato. Bastano infatti un semplice modulo di contatto o un sistema di analisi del traffico come Google Analytics per far scattare l’obbligo di predisporre e mostrare un’informativa.


Cookie Law

Oltre a predisporre una cookie policy, per adeguare un sito web alla cookie law è necessario mostrare anche un cookie banner alla prima visita di ogni utente e acquisire il consenso all’installazione dei cookie.

Alcuni tipi di cookie, come quelli rilasciati da strumenti quali i pulsanti di condivisione sui social, vanno infatti rilasciati solo dopo aver ottenuto un valido consenso da parte dell’utente.

Cos’è un cookie?
I cookie servono a memorizzare alcune informazioni sul browser dell’utente durante la sua navigazione sul sito. I cookie sono ormai indispensabili per consentire il corretto funzionamento di un sito. In più, molte tecnologie di terza parte che siamo soliti integrare nei nostri siti, come anche un semplice widget video di YouTube, si avvalgono a loro volta di cookie.


Consenso ai sensi del GDPR

Ai sensi del GDPR, se l’utente ha la possibilità di immettere direttamente dati personali sul sito/app, ad esempio compilando un form di contatto, di registrazione al servizio o di iscrizione alla newsletter, è necessario raccogliere un consenso libero, specifico ed informato, nonché registrare una prova inequivocabile del consenso.

Cosa si intende per consenso libero, specifico ed informato?
È necessario raccogliere un consenso per ogni specifica finalità di trattamento – ad esempio, un consenso per inviare newsletter e un altro consenso per inviare materiale promozionale per conto di terzi. I consensi possono essere richiesti predisponendo una o più checkbox non pre-selezionate, non obbligatorie ed accompagnate da dei testi informativi che facciano capire chiaramente all’utente come saranno utilizzati i suoi dati.

Come è possibile dimostrare il consenso in modo inequivocabile?
È necessario raccogliere una serie di informazioni ogniqualvolta un utente compila un modulo presente sul proprio sito/app. Tali informazioni includono un codice identificativo univoco dell’utente, il contenuto della privacy policy accettata e una copia del modulo presentato all’utente.

La email che ricevo dall’utente a seguito della compilazione del modulo non è una prova sufficiente del consenso?
Purtroppo non è sufficiente, in quanto mancano alcune informazioni necessarie a ricostruire l’idoneità della procedura di raccolta del consenso, come la copia del modulo effettivamente compilato dall’utente.


CCPA

Il CCPA (California Consumer Privacy Act) impone che agli utenti californiani venga data informazione del come e del perché i loro dati vengono utilizzati, i loro diritti in merito e come possono esercitarli, incluso il diritto di esercitare l’opt-out. Se ricadi nell’ambito di applicazione del CCPA, dovrai fornire queste informazioni sia nella tua privacy policy che in un avviso di raccolta dati mostrato alla prima visita dell’utente (dove necessario).

Per facilitare le richieste di opt-out da parte degli utenti californiani, è necessario inserire un link “Do Not Sell My Personal Information” (DNSMPI) sia all’interno dell’avviso di raccolta dati mostrato alla prima visita dell’utente, che in un altro punto del sito facilmente accessibile dall’utente (una best practice è quella di includere il link nel footer del sito).

La mia organizzazione non ha sede in California, devo comunque adeguarmi al CCPA?
Il CCPA può applicarsi a qualunque organizzazione che tratta o che potrebbe potenzialmente trattare informazioni personali di utenti californiani, indipendentemente dal fatto che l’organizzazione si trovi o meno in California. Poiché gli indirizzi IP sono considerati informazioni personali, è probabile che qualsiasi sito web che riceva almeno 50 mila visite uniche all’anno dalla California rientri nell’ambito di applicazione del CCPA.


Termini e Condizioni

In alcuni casi può essere opportuno proteggere la propria attività online da eventuali responsabilità predisponendo un documento di Termini e Condizioni.

I Termini e Condizioni di solito prevedono clausole relative all’uso dei contenuti (copyright), limitazione di responsabilità, condizioni di vendita, permettono di elencare le condizioni obbligatorie previste dalla disciplina sulla tutela del consumatore e molto altro.

I Termini e Condizioni dovrebbero includere quantomeno queste informazioni:

  • i dati identificativi dell’attività;
  • una descrizione del servizio offerto dal sito/app;
  • le informazioni su allocazione dei rischi, responsabilità e liberatorie;
  • garanzie (se applicabile);
  • diritto di recesso (se applicabile);
  • informazioni sulla sicurezza;
  • diritti d’uso (se applicabile);
  • condizioni d’uso o di acquisto (come requisiti di età o restrizioni legate al paese);
  • politiche di rimborso/sostituzione/sospensione del servizio;
  • informazioni sui metodi di pagamento.

Quando è obbligatorio predisporre un documento di Termini e Condizioni?
I Termini e Condizioni possono rendersi utili in qualunque scenario, dall’e-commerce al marketplace, dal SaaS all’app mobile e al blog. Nel caso dell’e-commerce, non solo è consigliabile, ma è spesso obbligatorio predisporre questo documento.

Posso copiare e utilizzare un documento di Termini e Condizioni da un altro sito?
Il documento di Termini e Condizioni è essenzialmente un accordo giuridicamente vincolante, e pertanto non solo è importante averne uno, ma è anche necessario assicurarsi che sia conforme ai requisiti di legge, che descriva correttamente i tuoi processi aziendali ed il tuo modello di business, e che rimanga aggiornato rispetto alle normative di riferimento. Copiare i Termini e Condizioni da altri siti è molto rischioso in quanto potrebbe rendere il documento nullo o non valido.


Come possiamo aiutare la tua azienda?

Molti dei nostri clienti sono dotati di un ufficio legale interno, sono quindi autonomi dal punto di vista del rispetto delle normative, ma ci richiedono supporto per gli adeguamenti tecnici.

In altri casi, in cui il cliente non dispone di un ufficio legale di riferimento, proponiamo l’utilizzo delle soluzioni di compliance di iubenda.

Iubenda è un’azienda italiana composta da legali specializzati nell’adeguamento alle normative di siti web, app e attività di trattamento dati.

L’Italia è uno dei Paesi che il team legale di iubenda monitora più da vicino. I testi legali si ispirano ai requisiti privacy più stringenti al mondo come il GDPR, la Direttiva ePrivacy, il CCPA e il CalOPPA statunitensi e l’APP australiano. Inoltre vengono visionate e controllate regolarmente le principali normative internazionali per far si che le soluzioni proposte soddisfino tutti i requisiti necessari.

Con l’obiettivo di offrire ai nostri clienti un servizio professionale e completo, abbiamo scelto di proporre anche supporto per il rispetto delle normative legali connesse a GDPR e Privacy Policy.

Siamo iubenda Silver Partner, esperti nell’uso delle soluzioni di compliance di iubenda. Possiamo assistere i nostri clienti nell’adeguamento alle normative dei loro siti web, app e attività di trattamento dati.

Scopri come possiamo aiutarti ad adeguare il tuo sito web alle normative

WebP: il nuovo formato immagine per il web

By Paola Rovati,
WebP nuovo formato immagine Google

WebP è un nuovo formato immagine che consente una compressione (sia lossy che lossless) di qualità superiore per le immagini sul Web.

È un formato appositamente creato da Google per ottimizzare il caricamento delle immagini sulle pagine web, creando immagini di dimensioni più ridotte per rendere il web più veloce.

Le immagini lossless (senza perdita) di WebP sono di dimensioni inferiori del 26% rispetto al formato PNG.

Le immagini lossy (con perdita) di WebP sono più piccole del 25-34% rispetto alle immagini JPEG comparabili con un indice di qualità SSIM equivalente.

Il WebP Lossless supporta la trasparenza con un impiego di solo il 22% di byte aggiuntivi. Per i casi in cui la compressione RGB con perdita è accettabile, il WebP lossy supporta anche la trasparenza, in genere fornendo file di dimensioni 3 volte inferiori rispetto a PNG.

Attualmente i browser che supportano questo formato sono Google Chrome, Opera, Mozilla, Firefox e Microsoft Edge.Vantaggi dell’utilizzo del formato immagine WebP.


Vantaggi dell’utilizzo del formato immagine WebP

Attualmente circa l’86% di tutto il traffico e il 78% circa del traffico di navigazione mobile viene effettuato con browser che supportano WebP. Questi numeri sono destinati ad aumentare nel prossimo futuro.

Ecco alcuni dei vantaggi forniti da questo nuovo formato immagine:

  • Tempo di caricamento delle immagini molto più rapido sui browser che supportano il WebP. Le immagini convertite occupano generalmente meno della metà delle dimensioni della versione jpeg, pur mantenendo la stessa qualità.
  • Migliore esperienza utente. Questo aspetto risulta molto rilevante se consideriamo che, per la maggior parte dei siti web, sono proprio le immagini ad essere le prime responsabili del prolungamento del tempo di attesa per il caricamento della pagina.
  • Migliore posizionamento nelle ricerche su Google (le prestazioni del sito web sono prese in considerazione dagli algoritmi di Google)
  • Meno consumo di larghezza di banda. Questo fa un’enorme differenza in quelle aree in cui Internet è lento e costoso.

Tuttavia, è importante sottolineare che WebP non sostituisce le immagini JPEG e PNG. È un formato immagine che va ad affiancare il JPEG e il PNG e che può essere visualizzato sui browser che lo supportano. Per gli altri browser è comunque indispensabile fornire l’immagine nei formati preesistenti.


Plug-in WordPress per convertire le immagini in formato WebP

Ormai molti utenti utilizzano un browser in grado di visualizzare immagini WebP. Tuttavia, nella maggior parte dei siti Web, vengono utilizzate immagini jpeg, che, generalmente hanno dimensione doppia rispetto alle immagini WebP, con la stessa qualità.

WebP Express è un plugin WordPress che consente di convertire le immagini in formato WebP suggerito da Google pur continuando a mostrare file jpeg e png ai browser che non supportano WebP.


Perché integrare il formato immagini WebP sul sito web?

A questo punto supponiamo che tu ti stia chiedendo se vale la pena integrare il proprio sito web con questo nuovo formato immagini.

Come abbiamo visto il WebP è un formato di immagine molto versatile che possiamo fornire ai browser (che lo supportano) al posto delle immagini PNG e JPEG. Può produrre una riduzione sostanziale delle dimensioni delle immagini sul sito Web.

Tutto ciò che si traduce in una riduzione del trasferimento di dati riduce il tempo di caricamento della pagina e porta ad un miglioramento delle perfomance del sito web da cui possiamo trarre benefici a livello di esperienza utente oltre che SEO.


Ci sono svantaggi?

Alcuni. Il principale è quello di dover mantenere due set di immagini (formato WebP e formato JPEG o PNG) per ottenere la miglior visualizzazione possibile.

Un altro è che sarà necessario conoscere JavaScript se si vogliono utilizzare immagini WebP nei CSS. Un ulteriore aspetto degno di nota è che gli utenti che salvano le immagini potrebbero non avere un programma predefinito impostato per visualizzare le immagini WebP.

In ogni caso, l’impegno richiesto per l’integrazione di immagine WebP sul sito web è sicuramente compensato dai risultati che verranno ottenuti a livello di miglioramento dell’esperienza utente. Soprattutto chi naviga da reti mobili trarrà enorme vantaggio dal caricamento più veloce della pagina.

Google Analytics 4 vs Universal

By Paola Rovati,
Google Analytics 4 vs Universal Analytics

Il 14 Ottobre 2020 Google ha annunciato il rilascio di Google Analytics 4, una nuova versione del software di analisi dati che andrà progressivamente a sostituire l’attuale Universal Analytics.

Il nuovo Google Analytics 4 o GA4 rappresenta già la proprietà predefinita per i nuovi account Analytics.

Il nuovo GA4 è stato studiato per offrire maggior flessibilità nelle modalità di tracciamento delle azioni che vengono svolte dall’utente su di un sito web o app.

Al posto di essere costruito intorno al concetto di pageviews (come Universal Analytics), è progettato sulla base di una strutturazione ad eventi.


Da APP+WEB a Google Analytics 4

Google aveva già iniziato da qualche tempo ad introdurre l’opzione APP+WEB properties al momento della configurazione di un nuovo account. APP+WEB Properties e GA4 sono di fatto la stessa cosa.

Quindi, chi avesse già utilizzato questa opzione avrà una visualizzazione dati propria di Google Analytics 4.

Possiamo dire che la versione APP+WEB fosse una Beta del nuovo GA4, che resta comunque ancora in fase di rilascio e completamento.


Come affiancare GA4 a Universal Analytics?

Come abbiamo visto, in caso di nuove installazioni, GA4 è l’unica scelta possibile. Mentre, in caso di installazioni precedenti, il suggerimento è quello di mantenere la versione Universal Analytics ed affiancare ad essa GA4.

In alcune proprietà è già disponibile la scelta “Upgrade to GA4”, ma al momento non è possibile unificare i dati fra le due versioni.

In molti casi invece, questa opzione di upgrade non è ancora stata attivata. Si potrà quindi creare una nuova proprietà andando a selezionare l’opzione WEB+APP.

Un suggerimento: in caso di creazione di una nuova proprietà Google Analytics 4 da affiancare a Universal, consigliamo di indicare all’interno del nome della nuova proprietà GA4, così da rendere immediato il riconoscimento della versione di Google Analytics in cui ci si trova.


Come capire se il tuo account è in Universal Analytics o in GA4?

A chi avesse necessità di capire in quale versione si trova il proprio account Google Analytics, suggeriamo di aprire l’account e andare nell’area “Amministratore”. A questo punto:

  • se si visualizzeranno 3 colonne (Account – Proprietà – Vista) si sarà all’interno di Google Universal Analytics
  • se le colonne visibili saranno solo 2 (senza la Vista per intenderci) la versione sarà Google Analytics 4

In Google Analytics 4, non viene infatti più richiesta la configurazione della vista, bensì di uno Stream Dati, con la possibilità di scegliere tra iOS, Android o Web.


Google Analytics 4 Vs Universal Analytics

In Google Analytics 4, tutto ruota intorno al concetto di Evento. Alcuni di questi vengono già preimpostati automaticamente all’interno dello Stream di dati (ad esempio: page scroll, download di file, play di un video). Basterà abilitare questi eventi perché vengano tracciati senza dover ricorrere ad ulteriori implementazioni.

Altre novità riguardano l’introduzione di una barra di ricerca che permette di porre domande ed effettuare ricerche all’interno del software.

I nuovi segmenti di pubblico preconfigurati basati sull’attività di machine learning ed AI.

Inoltre, GA4 comprende il collegamento con Big Query. Pare che i dati raccolti in Google Analytics 4 saranno relativi ad un massimo di 14 mesi precedenti. Sarà possibile estendere questo periodo, solo mediante l’utilizzo di Big Query.

Riportiamo di seguito una tabella comparativa delle due versioni di Google Analytics.

Nuovi rapporti in Google Analytics 4

Cambia l’organizzazione dei rapporti che, in GA4, presentano la seguente suddivisione:

CICLO DI VITA

  • Acquisizione (Panoramica, Acquisizione utenti, Acquisizione traffico)
  • Coinvolgimento (Panoramica, Eventi, Pagine e schermate)
  • Monetizzazione, relativa ad eCommerce (Panoramica, Acquisti eCommerce, Acquisti in-app, Annunci del Publisher)
  • Fidelizzazione (Panoramica)

UTENTE

In questa sezione, i dati che in Universal Analytics venivano esposti in differenti rapporti, vengono condensati in 2 aree:

  • Dati Demografici (Panoramica, Dettagli Demografici)
  • Tecnologia (Panoramica, Dettagli sulla tecnologia)

EVENTI

  • Conversioni
  • Tutti gli eventi

ESPLORA

  • Analisi (Hub di Analisi, Galleria dei modelli)

CONFIGURA

  • Segmenti di pubblico
  • Proprietà Utente
  • Debug View

AMMINISTRATORE: in questa area, a differenza di Universal Analytics dove sono presenti 3 colonne (Account, Proprietà e Vista), ci sono 2 colonne (Account e Proprietà).


Google Analytics 4 e Universal Analytics: perché utilizzarli in parallelo?

Universal Analytics resta comunque un software maturo e completo ed è tutt’ora in utilizzo. GA4 è predefinito in caso di nuova installazione ed in questo caso non si ha la possibilità di scegliere di utilizzare Universal Analytics.

In tutti i casi di account già esistenti ed impostati su Universal Analytics, il consiglio della maggior parte degli esperti è quello di mantenere la proprietà Universal ed affiancare ad essa una proprietà GA4, da utilizzare in parallelo.

In questo modo sarà possibile mantenere lo storico dei dati ed al contempo testare le nuove funzionalità disponibili in GA4.

Plug-in WordPress: i migliori, secondo noi!

By Paola Rovati,
Migliori Plugin Wordpress

Sicurezza del sito, gestione delle immagini, SEO, miglioramento delle perfomance del sito web sono tutte tematiche che la nostra area tecnica affronta quotidianamente.

Abbiamo chiesto loro di indicarci quali sono i Plug-in WordPress che si sentirebbero di suggerire per l’ottimizzazione di questi importanti aspetti.


Plug-in WordPress per la gestione delle immagini. Cosa consigliamo?

Optimus: per migliorare il formato immagine

Optimus riduce automaticamente la dimensione dei file multimediali caricati. A seconda dell’immagine e del formato, sono possibili riduzioni delle dimensioni fino al 70% con il mantenimento della qualità dell’immagine.

Questo risparmio contribuisce al miglioramento delle prestazioni del sito web o del blog.

Durante il processo di caricamento delle immagini nella libreria multimediale, il plug-in Optimus invia simultaneamente le immagini al server Optimus, dove il materiale viene elaborato e reinviato in formato ottimizzato. Successivamente, il plug-in salva la versione dell’immagine con una dimensione di file ridotta direttamente nella libreria multimediale.

L’ottimizzazione delle immagini, incluse le miniature, viene eseguita in background e al di fuori della vista dell’utente. I guadagni a livello di compressione delle immagini sono visibili, per ogni file, nella libreria multimediale sotto forma di valore percentuale.

Le informazioni superflue che vengono salvate dai programmi di elaborazione delle immagini vengono estratte dai file multimediali. In questo modo, la qualità della grafica rimane intatta mentre la dimensione dell’immagine viene ridotta in modo significativo.

Optimus supporta anche la conversione delle immagini nel nuovo formato di immagine WebP.

WebP Express: per convertire le immagini in formato WebP

Ormai molti utenti utilizzano un browser in grado di visualizzare immagini WebP. Tuttavia, nella maggior parte dei siti Web, vengono utilizzate immagini jpeg, che, generalmente hanno dimensione doppia rispetto alle immagini WebP, con la stessa qualità.

Questo plugin WordPress consente di convertire le immagini in formato WebP suggerito da Google pur continuando a mostrare file jpeg e png ai browser che non supportano WebP.

Vantaggi dell’impiego del formato WebP

  • Tempo di caricamento delle immagini molto più rapido sui browser che supportano il WebP. Le immagini convertite occupano generalmente meno della metà delle dimensioni della versione jpeg, pur mantenendo la stessa qualità.
  • Migliore esperienza utente. Questo aspetto risulta molto rilevante se consideriamo che, per la maggior parte dei siti web, sono proprio le immagini ad essere le prime responsabili del prolungamento del tempo di attesa per il caricamento della pagina.
  • Migliore posizionamento nelle ricerche su Google (le prestazioni del sito web sono prese in considerazione dagli algoritmi di Google)
  • Meno consumo di larghezza di banda. Questo fa un’enorme differenza in quelle aree in cui Internet è lento e costoso.
  • Attualmente circa l’86% di tutto il traffico e il 78% circa del traffico di navigazione mobile viene effettuato con browser che supportano WebP. Questi numeri sono destinati ad aumentare nel prossimo futuro.

SEO: quali plug-in WordPress suggeriamo?

Yoast SEO: per gestire l’ottimizzazione tecnica del sito e dei contenuti

Questo plugin SEO di WordPress è un utile supporto per l’ottimizzazione del sito web per i motori di ricerca.

  • Offre la possibilità di personalizzare meta title e description per rendere più coerenti ed efficaci gli snippet che compaino nei risultati di ricerca.
  • Permette l’implementazione dei dati strutturati Schema.org per una miglior interpretazione della pagina da parte dei motori di ricerca.
  • Fornisce funzionalità avanzate per la gestione delle Sitemap XML, in modo semplice.
  • Consente il pieno controllo sui breadcrumb del sito.
  • Imposta automaticamente gli URL canonici per evitare la duplicazione dei contenuti.

Rank Math: con suggerimenti integrati basati su best practice

Questo plugin consente di ottimizzare in ottica SEO i contenuti ed i meta dati delle pagine, controlla quali pagine sono indicizzabili e permette di definire come si desidera che il sito web venga visualizzato nella ricerca con i dati strutturati.

  • Massima personalizzazione delle principali impostazioni SEO
  • Possibilità di configurazione semplificata dei rich snippet
  • Integrazione con Google Search Console
  • Tool per LSI Keyword. Le parole chiave LSI (Latent Semantic Indexing) sono termini concettualmente correlati che i motori di ricerca utilizzano per comprendere a fondo il contenuto di una pagina web.

3 Plug-in WordPress per la sicurezza del sito

1 – Change wp-admin login

Si tratta un plugin leggero che permette di modificare facilmente e in sicurezza l’URL di accesso al pannello di amministrazione da wp-admin a quello che si preferisce utilizzare.

2 – Login security ReCAPTCHA

Aggiunge Google reCAPTCHA in fase di login, registrazione, recupero password e form commenti.

3 – Wordfence

Fornisce un livello di sicurezza di classe enterprise, proteggendo il tuo sito web da attacchi hacker e malware.


Plug-in WordPress per migliorare le Performance del tuo sito?

WP fastest cache

Genera un sistema di cache per evitare di eseguire il rendering della pagina ogni volta che un utente vi accede.

Se molti visitatori visitano un sito, il sistema utilizza molta RAM e CPU, quindi il rendering della pagina è molto lento. Il sistema di cache genera un file html statico e lo salva. Quando altri utenti accedono alla pagina questa viene generata come pagina html statica.

Inoltre, la velocità di caricamento del sito viene utilizzata nell’algoritmo del ranking di ricerca di Google, quindi, migliorare il tempo di caricamento della pagina, può influire positivamente anche sul posizionamento SEO.

Cache Enabler

Si tratta di un plugin  WordPress di caching di alto livello.

Crea file HTML statici e li memorizza sul disco del server. Il server Web fornisce il file HTML statico evitando così i processi di backend ad alto impiego di risorse (core, plug-in e database).

A cosa serve inserire il tag Alt sulle immagini?

By Paola Rovati,
Alt tag immagine

Il tag Alt immagini (text alternative, testo alternativo, attributo alt) è una parte testuale che viene inserita all’interno del codice HTML per spiegare il contenuto di un’immagine, di una fotografia o di una grafica presente sul sito o in un post del Blog.

Il testo alternative, viene mostrato nel momento in cui la pagina web non carica il contenuto visuale. Il mancato caricamento dell’immagine può dipendere da diversi fattori come un errore nel database, la lentezza della connessione o perché la pagina viene caricata da un browser dedicato a persone con problemi di vista.

In ogni caso, il tag ALT si sostituisce in un certo senso all’immagine cercando di spiegare cosa questa rappresenta.


Come compilare il tag ALT in caso di contenuti disponibili in diverse lingue?

In caso di siti multilingua, sarebbe opportuno che l’immagine contenesse il tag ALT nella lingua in cui è scritto il resto del contenuto testuale della pagina.

Quindi ad esempio se la stessa immagine viene utilizzata sia per la versione italiana che per quella inglese di una pagina, sarebbe ottimale avere la versione italiana dell’immagine con descrizione in italiano e la versione inglese dell’immagine con descrizione in inglese.


Tag ALT Immagine e SEO: cosa occorre sapere

Anche gli stessi motori di ricerca usufruiscono del tag ALT per interpretare e categorizzare le immagini che intercettano all’interno delle pagine web e per posizionarle all’interno della ricerca per immagini.

Proprio per questo motivo è consigliabile definire in modo differenziato il contenuto di ogni singola immagine all’interno del Tag Alt ed è fondamentale che il contenuto dell’immagine sia coerente con il contenuto testuale della pagina web all’interno della quale viene inserita.

Ci teniamo però a sottolineare che l’Alt tag non è l’unico elemento da prendere in considerazione per ottimizzare al meglio l’immagine per la l’interpretazione da parte dei motori di ricerca.
A livello SEO (Search Engine Optimization), occorre prestare attenzione anche all’attributo Title e al nome del file dell’immagine.

Vediamo di seguito cosa si intende per attributo Title e cosa lo differenzia dall’attributo Alt. Per quanto riguarda invece la denominazione del file immagine, è opportuno che non si tratti di un nome generico o numerico tipo (immagine1.jpg o 12345.jpg), ma che contenga parole descrittive dell’immagine.

Altro aspetto fondamentale e decisivo per il veloce caricamento della pagina web è il peso dell’immagine stessa.

Attributo ALT e Title per le immagini: che differenza c’è?

L’attributo ALT definisce un testo alternativo per un’immagine. Compare nel momento in cui l’immagine non può essere visualizzata dall’utente (a causa di una connessione lenta, un errore nell’attributo src o se l’utente utilizza uno screen reader). Ha utilità anche lato SEO perché consente di comunicare al motore di ricerca il contenuto dell’immagine stessa.

Il Title compare invece nel momento in cui si passa con il mouse sopra l’immagine, è una sorta di didascalia di approfondimento per il lettore, può avere scopo descrittivo, ma anche di invito all’azione.


Ti potrebbe interessare

Introduzione alla SEO

Ottimizzazione per i motori di ricerca: nozioni base

SEO locale ed internazionale

Approfondimenti sulla Search Engine Optimization

Cos’è la Meta Description e a cosa serve?

By Paola Rovati,
Meta Description perfetta

La meta description è un breve testo inserito all’interno dell’intestazione di una pagina HTML che ne descrive il contenuto.

La meta description compare spesso sotto al Title e all’URL identificativo della pagina nella lista dei risultati forniti dai motori di ricerca quando un’utente effettua una ricerca su Google, Bing o altro.

La metà description viene inoltre spesso visualizzata quando un utente decide di condividere una pagina web, un articolo o un post del Blog sua altri siti web o sui Social Network.


Perché la meta Description è importante?

Più la meta description risulta accattivante e coinvolgente, più l’utente che ha effettuato la ricerca sarà portato a cliccare sul link per approfondire l’argomento.

Siccome spesso motori di ricerca come Google visualizzano la meta descrizione nei risultati di ricerca, questa può influenzare le percentuali di clic che il link riceve e cioè il numero di utenti che decidono, dopo aver effettuato una ricerca, di cliccare su quel link e accedere alla relativa pagina web.

Una meta description ben strutturata può influenzare la decisione dell’utente, convincendolo a cliccare su quello specifico risultato piuttosto che su di un altro che magari si trova in una posizione superiore.


Quanto conta la Meta Description per Google?

A Settembre 2019 Google ha annunciato che né le meta descrizioni né le meta parole chiave influiscono sugli algoritmi di ranking di Google per la ricerca sul web.

Le meta descrizioni possono tuttavia influire sul CTR (percentuale di clic) di una pagina su Google, il che può influire positivamente sul posizionamento di una pagina.

La qualità della descrizione può influenzare il click-through della pagina, quindi è veramente importante che questo elemento elemento venga utilizzato con cura.


Come scrivere una Meta Description perfetta

Lunghezza ottimale

Le meta descrizioni possono essere di qualsiasi lunghezza, ma Google generalmente tronca gli snippet a ~ 155-160 caratteri.

Consigliamo di utilizzare meta descrizioni abbastanza lunghe da essere sufficientemente descrittive, quindi tra 50 e 160 caratteri.

Meta description più lunghe, verranno tendenzialmente troncate dai motori di ricerca. Suggeriamo quindi di prestare attenzione ad inserire i concetti e le parole chiave più importanti nella fase iniziale della descrizione.

Utilizzo delle keywords

La meta descrizione di una pagina dovrebbe utilizzare in modo naturale e leggibile le parole chiave su cui la pagina sta puntando, ma fornire anche una descrizione convincente che porti l’utente a cliccare sul link.

Per massimizzare le percentuali di clic sulle pagine dei risultati dei motori di ricerca, è importante notare che Google e altri motori di ricerca mettono in grassetto le parole chiave nella descrizione quando corrispondono alle query di ricerca utilizzate dall’utente.

Questo testo in grassetto è molto attrattivo per gli occhi degli utenti. Consigliamo quindi di abbinare le descrizioni ai termini di ricerca il più fedelmente possibile e di inserire nella prima parte della meta description le parole chiave più importanti ed identificative del contenuto della pagina.

Leggibilità del testo

Riempire lo spazio dedicato alla metà description con parole chiave è considerato Keyword Stuffing, una pratica deprecata da Google.

Inoltre, non contribuisce ad aiutare l’utente che sta effettuando una ricerca sul web a comprendere il contenuto della pagina. Può addirittura far percepire a chi legge il sito come un sito web spam.

Siccome la meta descrizione ha la funzione di attirare i lettori dalla pagina dei risultati forniti dai motori di ricerca al sito web è un elemento fondamentale per il marketing di ricerca.

Suggeriamo quindi di scrivere descrizioni semplici da leggere, complete e rilevanti. La descrizione deve essere coerente con il contenuto della pagina, ma dovrebbe anche essere anche il più possibile accattivante: come se fosse un vero e proprio annuncio promozionale per la pagina web cui si riferisce.

Non utilizzare le virgolette

Ogni volta nell’HTML di una meta descrizione si utilizzano le virgolette, Google tronca la descrizione tra virgolette quando questa viene mostrata nella SERP

Per evitare che ciò accada, la soluzione migliore è rimuovere tutti i caratteri non alfanumerici dalle meta descrizioni.

Se le virgolette sono indispensabili nella meta descrizione, consigliamo di utilizzare l’entità HTML corrispondente anziché le virgolette, così da evitare il troncamento.

Unicità della meta description

Come per il tag title, le meta description dovrebbero essere differenziate e personalizzate per ciascuna pagina.

L’utilizzo della medesima descrizione in tutte le pagine di un sito potrebbe portare Google a percepire il contenuto come duplicato e penalizzare il posizionamento della pagina stessa.


Ti potrebbe interessare

Introduzione alla SEO

Ottimizzazione per i motori di ricerca: nozioni base

SEO locale ed internazionale

Approfondimenti sulla Search Engine Optimization

Tag Title: perché è importante e come scriverlo al meglio

By Paola Rovati,
Come scrivere il Tag Title

Il tag title è un elemento HTML che definisce il titolo identificativo di una pagina web.

I tag di titolo vengono visualizzati nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca come titolo cliccabile per una determinata query di ricerca.

Devono riuscire a descrivere in modo accurato e conciso il contenuto della pagina per attirare l’attenzione dell’utente e convincerlo a cliccare sul link per approfondire l’argomento.

In questo senso il Tag Title assume rilevanza a livello di usabilità del sito web, user experience, condivisione sui Social Network oltre che SEO.


Perché il tag Title è utile per la SEO?

I tag Title sono un fattore importante per aiutare i motori di ricerca a capire di cosa tratta una pagina web.

Costituisce uno degli elementi principali che consente ai motori di ricerca di interpretare, categorizzare e quindi posizionare una pagina web per una determinata query di ricerca.


Dove compare il tag Title?

1 – Nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca

Il tag Title è il titolo con cui la pagina web viene visualizzata nella SERP (Search Engine Results Pages).

Costituisce il primo impatto del visitatore con il sito web quando questo effettua una ricerca su Google o Bing, per questo, oltre ad essere SEO friendly, deve risultare abbastanza accattivante da riuscire a convincere l’utente a cliccarci sopra.

2 – Nel browser

Una volta che l’utente si trova su di una pagina web, il tag Title viene anche visualizzato nella parte superiore del browser (Chrome, Explorer, etc.) e svolge la funzione di “etichetta segnaposto” specialmente nel caso in cui l’utente abbiamo molte pagine aperte contemporaneamente.

Titoli unici e facilmente riconoscibili con le parole chiave più importanti posizionate sul lato sinistro, assicurano che gli utenti riescano a ritrovare facilmente i contenuti.

3 – Social Network

Nel momento in cui una pagina web, un post del blog, la home di un sito aziendale, viene condivisa sui Social Network, è proprio il tag Title, associato all’immagine principale, ad essere visualizzato.

Spetta al tag Title l’arduo compito di riassumere in pochissimo spazio ed in modo convincente e accattivante, il contenuto principale della pagina che rappresenta.


5 consigli per la scrittura di un tag Title efficace

Poiché i titoli costituiscono un aspetto fondamentale dell’ottimizzazione per i motori di ricerca e dell’esperienza di ricerca dell’utente, scriverli in modo efficace può avere un forte impatto lato SEO per posizionamento di una pagina web.

Ecco alcuni consigli per l’ottimizzazione dei tag Title per i motori di ricerca.

1 – Lunghezza ottimale

Google visualizza tipicamente i primi 50-60 caratteri di un tag Title. Una ricerca effettuata da Moz suggerisce che, mantenendo la lunghezza del title sotto i 60 caratteri, il 90% dei tuoi titoli verranno visualizzati correttamente.

In realtà, per quanto ci è dato sapere, non esiste un preciso limite di caratteri, in quanto questi possono variare in larghezza e la visualizzazione sulla SERP di Google mostra Title che occupano al massimo (attualmente) fino a 600 pixel.

Proprio per la forma che hanno, alcuni caratteri, occupano naturalmente più spazio. Il maiuscolo W è più ampio di un carattere minuscolo come i o t.

Suggeriamo quindi di evitare titoli COMPLETAMENTE MAIUSCOLI. Questi, oltre a risultare difficilmente leggibili per gli utenti che li visualizzano sui motori di ricerca, possono limitare di molto il numero di caratteri mostrati da Google.

Se un titolo dovesse risultare troppo lungo, c’è il rischio che i motori di ricerca lo tronchino – aggiungendo un’elisione (“…”) – tagliando parole che potrebbero invece essere rilevanti.

Consigliamo quindi di utilizzare titoli di lunghezza inferiore ai 60 caratteri.

Considera inoltre che, anche entro un limite di lunghezza ragionevole, i motori di ricerca potrebbero decidere di visualizzare un titolo diverso da quello fornito nel tag title. Andando ad esempio ad aggiungere il nome dell’Azienda.

2 – Non eccedere con le parole chiave

Evita di utilizzare tag Title che siano solo un elenco di parole chiave o variazioni della stessa parola chiave ripetute più volte.

Questi titoli risultano poco accattivanti e noiosi per gli utenti e potrebbero incidere negativamente sul Click-Through.

3 – Utilizza un Title unico per ogni pagina

La differenziazione del Title per ogni singola pagina aiuta i motori di ricerca a capire che il contenuto di quella pagina è unico e specifico.

Su siti contenenti centinaia o migliaia di pagine può sembrare difficile creare un titolo univoco per ogni pagina, ma è importante farlo. Ad esempio, nel caso di eCommerce con migliaia di pagine di prodotti con un database di nomi e categorie di prodotti, si può utilizzare una struttura di questo tipo per generare facilmente titoli diversi: [Nome Prodotto] – [Categoria Prodotto] | [Marchio]

Evita l’utilizzo di tag Title di default, come “Home” o “Nuova Pagina”. Questi titoli rischiano di far percepire ai motori di ricerca il contenuto come duplicato in tutto il sito (o addirittura come duplicato da altri siti web). Inoltre, questa tipologia di Title riduce quasi sempre i tassi di click-through.

4 – Inserisci prima la parola chiave principale

In base alla nostra esperienza l’utilizzo delle parole chiave che si vogliono mettere in evidenza all’inizio del tag Title, può avere un impatto positivo lato SEO.

In ogni caso risulta utile a livello di usabilità perché consente all’utente di capire in modo immediato il contenuto del link e, come sottolineato in precedenza, permette di riconoscere velocemente la pagina quando si hanno più schede del browser aperte contemporaneamente.

5 – Sfrutta il tuo brand per renderti riconoscibile

Se il tuo brand è conosciuto ed ha una personalità importante, aggiungerlo ai tuoi titoli può contribuire a potenziare i tassi di click-through.

Il nostro consiglio è quello di inserire il nome dell’Azienda/Brand/Marchio alla fine del Tag Title, ma ci sono casi (ad esempio la home page del sito) dove ha senso mettere in rilievo il brand.


Ti potrebbe interessare

Introduzione alla SEO

Ottimizzazione per i motori di ricerca: nozioni base

SEO locale ed internazionale

Approfondimenti sulla Search Engine Optimization

Come ottimizzare il tuo business per la ricerca vocale?

By Paola Rovati,
Voice Search Optimization - Ottimizzazione per la ricerca vocale

Da semplici curiosità, a domande divertenti, fino a “trova i migliori ristoranti nelle vicinanze“, oggi possiamo richiedere ogni genere di informazione con un semplice comando vocale e ottenere la risposta in pochi secondi.

La ricerca vocale sta diventando parte integrante della nostra vita quotidiana e delle modalità con cui effettuiamo ricerche relative ai prodotti o servizi che ci interessano.

Di seguito cercheremo di capire come l’ottimizzazione della ricerca vocale può portare benefici alla tua azienda, consentendoti di fornire ai tuoi potenziali clienti risposte in modo più diretto.


Cosa si intende per Voice Search Optimization?

La Voice Search è una tecnologia di riconoscimento vocale che consente agli utenti di cercare qualcosa utilizzando la propria voce tramite un assistente digitale.

Quando parliamo di Ottimizzazione della Ricerca Vocale, ci riferiamo all’ottimizzazione dei contenuti, delle frasi, e delle parole chiave per allinearle il più possibile con le query di ricerca che verranno probabilmente utilizzate dalle persone quando effettuano ricerche per mezzo degli assistenti vocali.


Perché è importante?

La ricerca vocale sta acquisendo un’importanza crescente. Secondo le statistiche, a partire dal 2020, il numero di assistenti vocali in uso ha raggiunto i 4,08 miliardi. Entro il 2023, il numero dovrebbe raggiungere gli 8 miliardi. (Rif. Statista.com)

Man mano che la tecnologia si evolve e gli assistenti vocali diventano più intelligenti e precisi, i consumatori tendono ad utilizzarli sempre di più per trovare informazioni e risparmiare tempo prezioso.

Ecco perché è indispensabile tener conto dell’ottimizzazione per la ricerca vocale quando si tratta di costruire una strategia di marketing efficace.


5 suggerimenti per iniziare con l’ottimizzazione per la ricerca vocale

1. Utilizzare le schede di Google My Business

Una scheda di Google My Business è un modo per far sapere a Google che la tua attività si trova in un determinato luogo. Quando qualcuno chiede a Google di mostrare attività simili in quella zona, la tua attività potrebbe classificarsi per quella query di ricerca.

Google My Business fornisce ai tuoi clienti tutte le informazioni di cui hanno bisogno per trovare e interagire con la tua attività. Inoltre, contribuisce a migliorare la tua SEO locale e a posizionarti per la ricerca “vicino a me“.

Nome, indirizzo e numero di telefono (NAP) devono essere inclusi nella scheda. Inoltre, è fondamentale scegliere le giuste categorie di attività. Si possono infine aggiungere dettagli sui servizi e prodotti, offerte speciali, aggiornamenti, etc.


2. Prestare attenzione alla leggibilità dei contenuti

I motori di ricerca tendono a privilegiare i contenuti ben scritti che meglio corrispondono alla query di ricerca dell’utente. Per questo è necessario comprendere l’intento di ricerca e studiare anticipatamente lo stile che le persone utilizzeranno durante la ricerca vocale.

Poiché la ricerca vocale è molto più colloquiale rispetto alle ricerche tradizionali, è opportuno rivedere i contenuti in quest’ottica. L’obiettivo dovrebbe essere quello di includere domande e risposte succinte per migliorare la struttura dei contenuti e renderla più adatto alla ricerca vocale.

Lo studio di Backlinko afferma che Google preferisce risposte brevi e concise alle query di ricerca vocale e il tipico risultato della ricerca vocale è di sole 29 parole. Lo studio di ricerca vocale di SEMrush per l’Assistente Google ha rilevato che “La lunghezza del testo delle risposte restituite era quasi la stessa per ogni dispositivo (circa 41 parole in media)”.

Queste sono informazioni preziose su come i nostri contenuti dovrebbero essere strutturati per classificarsi meglio per i risultati di ricerca vocale.

  • L’utilizzo di un linguaggio colloquiale è sicuramente una caratteristica distintiva delle query di ricerca vocale.
  • L’utilizzo degli elenchi puntati per suddividere il contenuto in piccoli frammenti è un’altra best practice per la ricerca vocale e aiuta a migliorare il posizionamento.
  • Includere una sezione dedicata alle domande frequenti (FAQ) consente a Google di estrarre facilmente i contenuti dal sito web e visualizzarli come rich snippet il che agevola il posizionamento nella ricerca vocale.
  • Per fornire la migliore esperienza utente, Google privilegia le risposte più esaurienti alle domande, le cosiddette Rich Answer, quindi basate su Knowledge Graph, Knowledge Panel, Knowledge Box, Featured Snippet.

3. Focalizzarsi su parole chiave a coda lunga

Quando si tratta di parole chiave, distinguiamo tra parole chiave a coda corta e a coda lunga.

Le parole chiave a coda corta di solito sono composte da una o due parole, sono piuttosto generiche e hanno molta concorrenza.

Le parole chiave a coda lunga o long-tail keywords sono invece più specifiche, descrittive e hanno un tasso di conversione più elevato.

Le parole chiave utilizzate nella ricerca vocale sono generalmente più lunghe e conversazionali.

Quando “conversiamo” con un dispositivo intelligente e facciamo domande, generalmente poniamo l’intera domanda invece di utilizzare solo un paio di parole chiave.

Per ottimizzare i contenuti per la ricerca vocale dovremo quindi:

  • utilizzare parole chiave a coda lunga
  • includere incipit tipici delle domande quali “come, cosa, quando, perché, dove?”
  • utilizzare parole “di riempimento” (come il, del, sul, per, etc.) tipiche del linguaggio colloquiale umano

4. Migliorare la velocità di caricamento del sito web

Nel 2018, con lo Speed Update, Google ha annunciato che la velocità di caricamento della pagina web sarebbe stata un fattore di ranking per tutte le ricerche da dispositivo mobile.

Ad oggi è evidente che migliorare la velocità di caricamento del proprio sito web, oltre ad offrire un’esperienza utente più soddisfacente, consente anche di essere percepiti positivamente e privilegiati dai motori di ricerca.

La velocità di caricamento della pagina può inoltre influire sia sulla frequenza di rimbalzo che sul tasso di conversione.

Quando si tratta di ricerche vocali, le regole sono praticamente le stesse. I cercatori vocali hanno bisogno di risultati immediati e se hai un sito web lento che impiega un’eternità per caricarsi, i tuoi contenuti non verranno utilizzati per rispondere alle domande verbali.

Ecco un elenco di cose da fare e da non fare per una buona velocità di caricamento del sito web:

  • Usa immagini e video compressi sul tuo sito
  • Utilizza “async” e “defer” per ridurre l’analisi di JavaScript
  • Si consiglia di utilizzare i framework CSS3 e HTML5 dato che caricano rapidamente le pagine web per dispositivi mobili
  • Minimizza i fogli di stile e JavaScript e riduci le richieste HTTP
  • Utilizza “async” e “defer” per ridurre l’analisi di JavaScript
  • Riduci i reindirizzamenti e il numero di plug-in che utilizzi
  • Utilizza una Content Delivery Network (CDN)

Google Page Speed ​​Insights e PingDom sono buoni strumenti per testare la velocità del sito web.


5. Prestare massima attenzione all’esperienza mobile

Il cellulare batte sicuramente gli altri dispositivi quando si tratta di query di ricerca vocale perché la maggior parte delle domande verbali viene posta sui dispositivi mobili.

Creare contenuti ottimizzati per i dispositivi mobili con un approccio mobile-first è fondamentale.

Il mobile è il futuro della ricerca e questo include anche le query vocali. Essere pronti con un sito web ottimizzato per dispositivi mobili è una best practice SEO che non deve essere ignorata.


Ti potrebbe interessare

Introduzione alla SEO

Ottimizzazione per i motori di ricerca: nozioni base

SEO locale ed internazionale

Approfondimenti sulla Search Engine Optimization

Misurare le visite in negozio con Google Analytics

By Paola Rovati,
Misurare le visite in negozio con Google Analytics - KAUKY - Digital transformation Agency

Su Google Analytics, in versione Beta, è disponibile il nuovo rapporto “Visite in negozio” che permette di capire come le visite al sito web del tuo negozio, hotel, ristorante, etc. incidono sulle persone che effettivamente si recano presso la tua sede fisica.

I dati si basano su stime relative agli utenti che hanno attivato la cronologia delle posizioni, si tratta di dati aggregati e resi anonimi, ma che possono comunque essere utili per una valutazione più completa dell’efficacia delle strategie di marketing digitale messe in atto.

Per poter usufruire di questa nuova funzionalità ci sono alcuni specifici requisiti che l’azienda deve rispettare. Per questo e per i dettagli di configurazione, rimandiamo alle esaustive guide fornite da Google, concentriamo invece l’attenzione sui vantaggi che questa funzionalità porta ad attività con sede fisica che scelgono di investire sul digitale per promuovere i propri servizi e prodotti.


Le informazioni riportate di seguito si riferiscono a Google Universal Analytics.

Il 14 Ottobre 2020 Google ha annunciato il rilascio di Google Analytics 4, una nuova versione del software di analisi dati che andrà a sostituire l’attuale Universal Analytics.

Il nuovo Google Analytics 4 o GA4 rappresenta già la proprietà predefinita per i nuovi account analytics.


Dove si possono visualizzare le Visite in negozio?

Per accedere ai dati relativi alle visite fisiche in negozio occorre accedere alla vista del proprio sito web su Google Analytics quindi selezionare Conversioni > Visite in negozio.

A questo punto potrai visualizzare le informazioni fornite da 3 tipologie di rapporti:

Rapporto Panoramica

Fornisce approfondimenti che consentono di rispondere a domande come “Quale percentuale delle sessioni del mio sito web ha generato visite in negozio?” o “Quante visite in negozio ho ricevuto negli ultimi 30 giorni?

Rapporto Canali

Qui vengono visualizzate le visite in negozio segmentate per canale promozionale di acquisizione (traffico da ricerca organica, campagne a pagamento su rete di ricerca o rete display, traffico diretto, email, etc.).

In questo modo è possibile capire quali campagne pubblicitarie e quali strumenti di digital marketing si sono rivelati più efficaci nella promozione delle visite fisiche in negozio.

Rapporto Località

Mostra le visite in negozio suddivise in base alla località da cui è avvenuta la sessione di visita al sito web. Questa informazione consente di capire quali sono le aree geografiche (da cui gli utenti hanno visitato il sito web) che hanno più probabilità di portare l’utente a visitare fisicamente il tuo negozio, ristorante, hotel, etc.

Ad esempio, dopo l’attivazione di promozioni di marketing, può essere utile valutare le percentuali di visite in negozio in base al coinvolgimento a livello di città.


3 Vantaggi di misurare le visite in negozio

  • Ottieni una stima del numero di visite alle sedi fisiche della tua attività effettuate dagli utenti che navigano sul tuo sito web.
  • Scopri quali sono i canali (a pagamento e organici) e le campagne che generano il maggior numero di visite ai tuoi negozi.
  • Prendi decisioni più informate relative a creatività degli annunci, spesa pubblicitaria, strategie di offerta e altri elementi delle tue campagne.

Ti potrebbe interessare

Introduzione all’analisi dei dati

Approfondimenti sul funzionamento di Google Universal Analytics

Approfondimenti sui Rapporti di Google Universal Analytics

Metriche e dimensioni personalizzate

Tutto sull’applicazione di filtri in Google Universal Analytics

Misurazione delle campagne di web marketing con Google Universal Analytics

Remarketing con Google Universal Analytics


Google Analytics 4

Il 14 Ottobre 2020 Google ha annunciato il rilascio di Google Analytics 4, una nuova versione del software di analisi dati che andrà a sostituire l’attuale Universal Analytics.

Il nuovo Google Analytics 4 o GA4 rappresenta già la proprietà predefinita per i nuovi account analytics.

Leggi anche Google Analytics 4 vs Universal

Quali sono i vantaggi di lavorare con un’Agenzia Google Partner?

By Paola Rovati,
Google Partner Program - KAUKY - Digital transformation Agency

Professionisti Certificati da Google a tua disposizione

Google Partner è un programma dedicato alle Agenzie che offrono servizi professionali di Google Ads, il sistema di advertising di Google.

Per ottenere il Badge di Google Partner i partner di Google devono rispettare i requisiti di Google relativamente a specializzazione, aggiornamento, formazione continua, rendimento delle campagne e budget gestito.

Il badge Google Partner dimostra che l’agenzia ha superato gli esami di certificazione sui prodotti Google Ads, è costantemente aggiornata sulle ultime novità e gestisce le campagne nel rispetto degli standard qualitativi richiesti da Google.


Specializzazioni Google Partner

I Partner Google possono specializzarsi in una o più delle seguenti aree di prodotto Google Ads:

Pubblicità associata alla ricerca

Questi partner possono aiutarti a creare e ottimizzare gli annunci che compaiono su Ricerca Google. Inoltre, possono consigliarti come pianificare il budget e sviluppare una strategia per le parole chiave.

Pubblicità video

Hai bisogno di aiuto per implementare e ottimizzare le campagne di annunci video su YouTube? Questi partner possono darti una mano.

Pubblicità display

Questi partner possono aiutarti a creare annunci visivi di grande impatto in grado di raggiungere potenziali clienti su oltre due milioni di siti web e 650.000 app.

Google Shopping

I partner certificati ti aiuteranno a posizionare i tuoi prodotti in Ricerca Google, a impostare l’inventario su Merchant Center e a creare campagne Google Shopping.


Perché scegliere un’Agenzia certificata Google?

Le Agenzie che ottengono il Badge di Google Partner, oltre ad offrire un servizio di alta qualità Certificato da Google godono di alcuni vantaggi per i propri clienti:

  • applicazione automatica delle offerte promozionali
  • accesso a risorse di assistenza e formazione per un aggiornamento costante
  • assistenza diretta da Google in caso di necessità

Google Partner Program 2021

Google ha reso noto che, a partire dal 2021 i requisiti per ottenere lo status di Google Partner verranno modificati.

Questo aggiornamento, inizialmente previsto per Giugno 2020, è stato posticipato a seguito della pandemia COVID-19.

Non abbiamo ancora notizie certe riguardo i nuovi requisiti, sappiamo però che verrà attribuito maggior peso all’attività di ottimizzazione costante delle Campagne Google Ads e all’effettivo beneficio in termini di crescita del cliente finale.


Ti potrebbe interessare

Introduzione alle Campagne online

Campagne su rete di ricerca

Approfondimenti sulle parole chiave

Campagne Display

Campagne di Remarketing

Campagne per dispositivi mobili

Altri tipi di campagne

Misurazione del rendimento